Una buona qualità delle cure materne nei primi anni di vita è unanimemente considerato fondamentale per la salute e la vita delle persone in tutti i suoi contesti relazionali. In questo mio contributo, in particolare, voglio soffermarmi sulle ricadute che i diversi stili di attaccamento possono avere sul vissuto della genitorialità. Presento brevemente il contributo offerto dalla teoria dell’attaccamento ideata da John Bowlby (1989) e successivamente sviluppata e resa operativa da Mary Ainsworth ( 2006; Ainsworth e Bowlby, 1965; Ainsworth et al. 1978) e Mary Main (Main e Solomon, 1986; Main e Goldwin, 1994).

Per attaccamento s’intende in sistema dinamico di atteggiamenti e comportamenti volti alla formazione di uno specifico legame duale che si radica nelle relazioni primarie tra il bambino e il caregiver. La modalità di stile di attaccamento che il bambino svilupperà (solitamente) verso la madre dipenderà chiaramente dallo stile di accudimento di quest’ultima. Accudimento e attaccamento, in tal senso, rappresentano due sistemi reciprocamente richiamantesi.

Bowlby individua cinque fasi del processo di attaccamento:

  1. Fase del preattaccamento (0-3 mesi). Il bambino già riconosce la figura umana, pur riconoscendo la figura umana quando compare nel suo campo visivo, non la discrimina e non riconosce specificatamente le persone. In realtà, alla luce della teoria dell’attaccamento prenatale (Cranley,19819, si è verificato che il bambino, pur non discriminando visivamente la madre (o anche il padre) ne riconosce, ad esempio la voce che ha già sperimentato in fase di gestazione (Mercer et al., 1988),
  2. Fase dell’attaccamento in formazione (3-6 mesi). Il bambino inizia a percepire discriminativamente gli individui arrivando a riconoscere in particolare il caregiver (datore di cure, coccole, e nutrimento); in questa fase, spesso, si registra anche la famosa «paura dell’estraneo» (Spitz, 2000, p.168);
  3. Fase dell’angoscia (7-8 mesi). Il bambino non è ancora in grado di interiorizzare la «permanenza dell’oggetto», cosicché, l’allontanarsi della madre provoca l’angosciante esperienza di una perdita senza ritorno. Si deve a Piaget (1973, p.113) l’introduzione del concetto di «permanenza dell’oggetto», anche se lo psicologo svizzere lo riferiva al mondo degli oggetti inanimati, mentre l’applicazione della nozione all’oggetto libidico, anche personale, si deve a Hartmann, come evidenzierà successivamente la Mahler, Pine e Bergman (1973, pp. 109-112);
  4. Fase dell’attaccamento propriamente detto (8-24 mesi);
  5. Fase della formazione del legame (dai 3 anni). Il caregiver viene riconosciuto dal bambino nelle sue caratteristiche fisiche, nonché nelle sue sensazioni, emozioni e sentimenti.

In base alle risposte che i genitori daranno al bambino, si produrranno in seguito diverse tipologie di legame che andranno a influenzare anche le modalità relazionali future, tanto quelle affettive quanto quelle genitoriali, dando luogo a veri e propri stili di attaccamento e relativi pattern relazionali (Ainsworth, 2006; Attili, 2007); si veda tabella 1.

Tipologia attaccamento Stile relazionale
Attaccamento sicuro Stile sicuro
Attaccamento insicuro-evitante Stile evitante
Attaccamento sicuro –ambivalente Stile ansioso (preoccupato)
Attaccamento disorganizzato Stile disorganizzato

Tabella 1- Galante 2019

  1. Attaccamento sicuro. Il soggetto, da bambina, ha sperimentato cure adeguate da parte di una madre sensibile, affidabile e operativa; ciò le ha permesso di sviluppare una fiducia di base associata a curiosità e sicurezza nell’esplorazione dell’ambiente. Ella crescerà con una buona autostima, avendo fiducia che i suoi bisogni saranno mediamente soddisfatti. Anche nelle relazioni duali, materne o di coppia, si porrà con fiducia in se stessa e verso l’altro. Focalizzandosi nello specifico all’evento gravidanza, il soggetto sarà in grado di viverlo con serenità e responsabilità, confidando nelle proprie qualità, risorse e competenze quanto in  un positivo esito del parto e della futura vita del figlio.
  2. Attaccamento insicuro- evitante. Il soggetto, da bambina, ha visto negate o non corrisposte le proprie esigenze da parte di una madre fredda e distante, priva di capacità di sintonizzazione emotiva; per questo motivo, ella ha imparato a negare i propri bisogni e distanziarsene nella convinzione che resteranno comunque insoddisfatti. Veniva percepita come una bambina tranquilla, senza capricci e autonoma; indipendente nell’esplorazione, appariva emotivamente distante, non ricorrendo a richieste o al pianto, neppure quando veniva lasciata sola dai genitori. In età adulta si percepisce indipendente, in realtà sperimenta disagio nelle relazioni interpersonali e nell’esporsi intimamente. Tali elementi caratterizzeranno anche il suo stile relazionale, che potrà presentarsi come essenzialmente narcisistico, con conseguenze sulla vita di coppia e anche nel suo atteggiamento materno, contesti in cui sarà percepita come fredda, scostante, emotivamente in-corrispondente. La gravidanza stessa potrà essere evitata e subita, non producendo particolare coinvolgimento, sebbene solo in apparenza e a inconsapevole protezione di un temuto rifiuto, a cui è stata abituata sin da bambina.
  3. Attaccamento insicuro- Questa persona ha avuto una madre incoerente, che oscillava imprevedibilmente tra una cura sensibile e la trascuratezza. Ciò ha reso la bambina insicura e ansiosa, spesso capricciosa, arrabbiata e piagnucolosa dinanzi alle separazioni e alle vere o presunte negligenze altrui. Come nel caso precedente, anche qui non c’è fiducia circa la soddisfazione dei propri bisogni e ciò tende a strutturare una personalità insicura, gelosa, appiccicosa lamentosa, timorosa di perdere le relazioni amicali, affettive e familiari, cosa che poi si avvera realmente, secondo la dinamica della «profezia che si autoavvera». Come partner e come madre tenderà a non sentirsi mai adeguata, continuando da una parte a chiedere continue rassicurazioni e vicinanza fisica ed emotiva, dall’altra a colpevolizzare l’altro reo di fare mai abbastanza. Anche la gravidanza sarà vissuta in funzione egocentrica, come un modo ulteriore, ma inutile, inefficace e controproducente, per legare a sé il partner e il figlio.
  4. Attaccamento disorganizzato. Si tratta dell’esperienza più pervasiva e disturbante, che può arrivare a produrre in età adulta disturbi psicopatologici dalla forte compromissione della vita ordinaria e sociale della persona. Il caregiver è stato a sua volta una persona manifestatamente e fortemente spaventata e angosciata, oppure assente, capace di produrre nella bambina, a sua volta, forti angosce e un senso drammaticamente diffuso di qualcosa di sempre precario e /o pericolosamente incombente. La bambina, percependosi perennemente esposta a un ignoto angosciante, sviluppa sentimenti di preoccupazione e di passività aggressiva, unita a un’alternanza di rabbia e ritiro. Questi soggetti non sono aiutati e pertanto non sviluppano il riconoscimento dei propri bisogni, oppure questi vengono percepiti in maniera confusa. Il modello relazionale è caratterizzato da un’alternanza di stati estremi di fuga e aggressività, associata a reazioni distruttive e violente. Chiaramente, tali modalità caratterizzeranno la stessa modalità di coppia e di esercizio della genitorialità, compreso l’atteggiamento verso la gravidanza; pertanto è abbastanza prevedibile che tali soggetti tenderanno a riprodurre con  i  figli la stessa dinamica destrutturante la personalità del figlio.

 Alla fine di questa rapida disamina sulle tipologie di attaccamento e dei correlati stili relazionali resta da chiedersi quali sono le conseguenze sul piano delle scelte personali, familiari, sociali e politiche. Queste risposte le affido alla coscienza e responsabilità del lettore.

Dr. prof. Vito Galante MD MA PhD  -MA LD Hon

Bibliografia essenziale

Ainsworth, M.D. (2006) Modelli di attaccamento e sviluppo della personalità, Milano: Raffaello Cortina.

Ainsworth, M.D., Bowlby, J. (1965) Child care and the growth of love, London: Penguin Books.

Ainsworth, M.D.,Blehar, M., Waters, E. and Wall, S. (1978) Patterns of Attachment, Hillsdale (NJ): Erlbaum.

Attili,G. (2007) Attaccamento e costruzione evoluzionistica della mente:normalità , patologia, terapia, Milano: Raffaello Cortina.

Bowlby, J. (1981) Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento, Milano: Cortina.

Cranley, M.S. (1981) ‘Development of a tool for the measurement of maternal attachment during pregnancy’, Nursing research, 30(5), pp. 281-284.

Mahler, M.S.,Pine, F. and Bergman, A. (1973) The psychological birth of the human infant, New York: Basic Books.

Main, M. and Solomon, J. (1986) ‘Discovery of an insecure disoriented attachment pattern: procedures, findings and implications for the classification of behaviour’, in Brazelton, T.B. and Yogman, M.W. (ed.) Affective development in infancy. Westport (CT): Ablex, pp. 95-124.

Main,M. and Goldwin, R. (1994) Adult attachment rating and classification systems, Berkeley (CA): University Press.

Mercer, R.T., Ferketich, S. May, K., De Joseph, J. and Sollid, D. (1988) ‘Futher exploration of maternal and paternal fetal attachment’, Research in nursing and health, 11(2), pp. 83-95.

Piaget, J. (1973) La costruzione del reale nel bambino, Firenze: Giunti.

Spitz, R.A. (2000) Dialoghi dall’infanzia. Raccolta di scritti, Roma: Armando.