Come gli adolescenti e i giovani si pongono dinanzi al futuro? Quali sono gli atteggiamenti nei confronti delle scelte di vita?

Quali sono le rappresentazioni del loro  futuro , tenendo conto  che vivono in una società complessa, fortemente differenziata  e come afferma il sociologo Baumann  liquida, laddove l’attesa del futuro sembra divenuta più drammatica e conflittuale?

Il contesto è caratterizzato, quindi, da un forte componente di liquidità che si esprime ad ogni livello della vita delle persone, dominata dall’incertezza, instabilità  e dalla precarietà che diventa anche esistenziale.

Da qui deriva la paura di sbagliare, l’incapacità di distinguere su che cosa investire le proprie risorse ed energie non solo economiche, la difficoltà ad intravedere e poi a percorrere la direzione da prendere, le decisioni e le scelte conseguenti da fare.

Si è rimesso in discussione la sequenza  studio- lavoro- pensione tipico della società fordista e del welfare state.

La strutturazione del mercato del lavoro con la crescente richiesta di specializzazione e la concomitante crisi nell’offerta d’impiego per i giovani favorisce la dilatazione smisurata del tempo dell’adolescenza. Ne deriva un permanere più prolungato nella famiglia e conseguentemente un crescente ritardo nelle scelte di vita.

La famiglia, infatti, costituisce ancora un nucleo protettivo che ha la capacità di salvaguardare i giovani dalla marginalizzazione economica ed affettiva, ma nello stesso tempo questa protezione  può essere di ostacolo per la crescita nella responsabilità e nell’autonomia.

In questo contesto la scelta presenta il carattere di reversibilità, cioè la possibilità di ritornare  sui propri passi per aprirsi a nuove ulteriori scelte  e , quindi , mantenersi aperti a molte possibilità, quelle molteplici offerte dalla società. Più che la decisione o determinazione definitiva, i giovani  assumono un orientamento più flessibile, un’esplorazione continua, in una sorta di patteggiamento con se stessi e con i propri progetti di vita. A questo si aggiunge la tendenza ad essere orientati ad obiettivi calibrati a breve/ brevissimo termine , più che a medio /lungo termine.

La tensione dinamica verso il futuro e la progettualità sono fondamentali per la formazione dell’identità nell’adolescenza, acquista una rilevanza e una profondità non ancora conosciute nelle età precedenti, nella misura in cui l’adolescente è capace di visualizzarlo in un progetto, che, a partire dal presente, orienta le sue energie e le sue azioni nella direzione di uno scopo che è differito nel tempo.

La progettualità diventa possibile quando, malgrado i timori, prevale la speranza e la fiducia nel tempo. La speranza di riuscire non solo a compiere delle scelte, ma anche di attuare delle scelte  cui poter annettere un significato per la propria esistenza.

La speranza si fonda sulla fiducia nelle proprie capacità e sulla convinzione che esistano, attualmente e in prospettiva , le condizioni concrete per la realizzazione di un progetto di vita.

Queste scelte progettuali vanno , quindi, inserite ragionando in termini di vocazione, come opportunità e possibilità di sviluppare le proprie risorse e i propri talenti.

In tutta questa esplorazione e realizzazione della propria vocazione i giovani trovano difficoltà ad individuare a attorno a sé figure di adulti, capaci sia di indirizzarli, sia di richiamarli ad un’ idea di vocazione, sia di testimoniare loro forme di vocazione realizzate.

Mancano non tanto le figure genitoriali affettive, quanto gli adulti guida, gli accompagnatori che si pongono accanto ai giovani indicando la strada per trovare le strategie idonee a sostenere l’ instabilità, l’incertezza e la precarietà  delle scelte e delle decisioni che ormai caratterizzano anche le fasi successive della vita.

Si tratta di impostare tutto il processo educativo come educazione alla scelta e alla decisione per il bene della persona. E’ chiamata in causa la maturazione integrale della persona per  esercitare la sua libertà nella verità.

In una stagione di complessità occorre riaffermare l’importanza  dell’accompagnamento, come spazio educativo ed esperienza significativa di crescita, come uno spazio nuovo, non solo fisico e psicologico, ma come spazio e tempo di relazione , come kairos, dove si attesta la cura, l’interesse, la sollecitudine per l’altro e la per la sua maturazione, dove si chiarisce e si può esprimere il progetto di costruzione di sé e d’inserimento nella società, dove si socializzano le paure e l’insicurezza circa il domani, dove si fa discernimento sul disegno di Dio e si maturano decisioni responsabili.

Questa è la sfida sul futuro che  dobbiamo accogliere con fiducia , fiducia che consiste nell’individuare nel cuore dei giovani le potenzialità per ricostruire orizzonti di senso condivisi, al di là della crisi dei valori presente nella nostra società.

Come educatori, del resto non dobbiamo rinunciare al ruolo di testimoni di valori: spetta a noi il compito di proporre delle sfide, indicare degli scopi e delle mete ideali, illuminare le dimensioni di senso dell’esistenza perché i giovani possano assumere autonomamente i propri orientamenti di valore e fare delle scelte corrispondenti, aiutandoli a coniugare la libertà di decidersi per qualcuno e qualcosa e la responsabilità di fronte a qualcuno.

Dr. prof. Vito Galante MD MA  PhD  -MA LD Hon

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