L’adolescenza (nei suoi aspetti biologici, psichici e sociali) è stata, ed è, oggetto di molteplici studi specialistici, intenti per lo più a soddisfare esigenze di evidenza e di oggettività.

Tuttavia, spesso si lascia in ombra quanto sfugge alle idee chiare e distinte della razionalità scientifica: ciò che, in altre parole, risulta, difficilmente misurabile, perché attinente a dimensioni sfuggenti e inoggettivabili come quella esistenziale.

Questa, infatti, riguarda processi, atteggiamenti, pro-tensioni, modi-di-essere, vissuti emotivi, esigenze di senso, risorse e interrogativi che accompagnano e alimentano l’esperienza di crescita del giovane.

Se mettiamo in parentesi (epochè) i caratteri solitamente assunti come caratteristici ed emblematici dell’adolescenza e le teorie sul periodo adolescenziale, forse, ciò che resiste è l’originaria tensione tra l’essere e il dover-essere del soggetto.

Parliamo, dunque dell’adolescenza non tanto come età contrassegnata da specifici caratteri bio-psico-relazionali, quanto dell’adolescenza come età della ricerca di senso.

La specificità dell’adolescenza non consiste tanto, o solo, nell’essere un età di cambiamenti intensi e improvvisi, quanto nell’esperienza vissuta circa quei mutamenti: nel significato e valore che vi ripone, nel grado di consapevolezza circa l’effetto che gli fa, nelle risorse che attiva per far fronte ai compiti evolutivi.

La vera novità consiste nel fatto che il giovane sia per la prima volta consapevole del mutamento che lo investe e, pertanto, impegnato in processo di riflessione, contenimento e attribuzione di senso a ciò che gli accade.

Occorre rilevare, pero, che questo processo assuma, per gli adolescenti di oggi, aspetti inusuali rispetto alle generazioni precedenti.

Infatti, i caratteri di provvisorietà, incertezza e fluidità che connotano la nostra epoca, sembrano influire sul modo-di-essere dell’adolescente odierno.

Le sue modalità di rapportarsi alle cose, di interagire con gli altri, di agire e fare esperienze, nonché di conferire senso alla realtà, appaiono anch’esse intrise di profonda insicurezza, leggerezza e superficialità.

Alla luce di questo scenario una capacità si profila, oggi, necessaria: quella di saper stare nell’incertezza.

E’ questo l’equipaggiamento che richiede la liquidità della nostra società: stabilizzarsi nella provvisorietà senza perdersi, apprendere l’arte di navigare a vista, riuscire a cavalcare i cambiamenti, mantenere, nonostante le difficoltà, uno sguardo aperto alle possibilità, essere disponibili alla ricerca continua del senso.

Il periodo adolescenziale si configura come il momento di massima concentrazione, strutturazione ed esercizio- una sorta di laboratorio o palestra esistenziale- di quei processi che costituiscono l’attrezzatura e l’investimento per una vita ricca di senso, per sviluppare le risorse di resilienza, di valutazione e di decisionalità consapevole.

L’adolescenza, dunque, costituisce il terreno fertile per l’attecchire dell’esigenza di senso del giovane, per intuire un per-che o un per-chi vivere, nell’ottica della progettualità esistenziale.

Soddisfare l’esigenza di senso significa conferire un orientamento all’esistenza, ovvero, intuire e discernere ciò che ha importanza da ciò che no lo ha, avvertire quanto si inserisce coerentemente nel personale progetto di vita, individuare un orientamento generale in ciò che si fa e si vive, percepire la propria esistenza in quadro unitario, in riferimento ad una precisa prospettiva.

Significa, ancora, percepire un appagamento esistenziale, cioè individuare ciò che lo soddisfa, che alimenta e rigenera, che far star bene ed entusiasma, assaporare il gusto per quanto si vive ed esperisce; avvertire di essere in divenire: non in una situazione di stasi/immobilismo esistenziale; cogliere di essere la persona giusta al posto e la momento opportuni.

Significa, infine, sentirsi artefice delle proprie scelte e condotte di vita, percepire di essere l’autore e il regista principale dei propri cambiamenti; avvertire di guidare la propria esistenza verso una direzione; sentirsi in grado di ridefinire aspetti importanti della propria esistenza attraverso nuove categorie e chiavi di lettura, in autonomia rispetto a quelle conferite dai genitori.

L’esigenza di senso è una caratteristica costitutiva dell’uomo in quanto uomo: si tratta, dunque, di una peculiarità ontologica che potrebbe, tuttavia, permanere in potenza, senza essere attualizzata. Perché avvenga il passaggio dalla potenza allatto, occorre che egli consapevolizzi tale esigenza, che l’interrogativo di senso venga colto, reso cosciente e si traduca in domanda.

L’evoluzione dalla potenza all’atto trova, dunque, nel processo della ricerca la propria espressione e traduzione: la persona assume un atteggiamento attivo di tensione verso qualcosa o qualcuno che percepisce come significativo. Si intuisce come tale evoluzione dinamica dall’esigenza al processo di ricerca non sia affatto scontata: si tratta di un transito facoltativo, che ha luogo se si verificano alcune condizioni esistenziali nel soggetto, legate fondamentalmente all’affinamento dei processi intuitivi e di consapevolezza della sua coscienza.

L’esigenza di senso non è un bisogno, ma un principio motivazionale: non si tratta di assecondare una spinta, né di essere indotti a fare alcunché per tacitare un pungolo, quanto di andare verso una direzione perché è stato avvertito più o meno consapevolmente dal soggetto, il desiderio, la voglia, la tensione verso un valore che richiama e mobilita, cosi, la volontà dell’individuo stesso.

Parliamo di avvertire, cogliere, percepire, intuire: tutte azioni che presuppongono, alla base, una scelta- anche se non del tutto riflessa/ conscia- per un valore che trascende l’individuo, l’apertura e la propensione del giovane a un orizzonte di significati intimamente percepiti come degni di essere perseguiti.

Si profila, dunque, la differenza squisitamente qualitativa tra l’esigenza di senso e i bisogni bio-psichici, trattandosi di una motivazione afferente alla dimensione spirituale dell’uomo, luogo dell’essenza libera responsabile della persona.

In tale prospettiva l’essere umano, nel tendere verso i significati e i valori che possono soddisfare la sua volontà di significato, trascende se stesso: va oltre i propri bisogni, in vista di obiettivi capaci di conferire senso alla sua esistenza concreta.

Rivolgendosi a qualcosa o qualcuno che si pone al di fuori di sé, egli si dimentica, si dona completamente e gratuitamente a una causa da servire o a una persona da amare: insomma a un valore da realizzare.

La ricerca di senso, dunque, si esplica non attraverso un atteggiamento autocentrato, quanto assecondando la naturale autotrascendenza dell’essere umano.

Anche sul piano morale, il soggetto non agisce perché è costretto, ma perché intuisce, attraverso la coscienza, un valore verso il quale si sente obbligato interiormente. In ciò consiste, a ben vedere, un autentico vissuto di appagamento esistenziale: nel volere ciò che si deve fare.

Se è vero che l’anelito al senso interessa costitutivamente ogni uomo, è altrettanto innegabile che tale desiderio coinvolge primariamente il mondo adolescenziale, tanto da poter affermare che i giovani sono costantemente alla ricerca do senso. Questo non significa che gli adulti non preservano il desiderio di vivere un esistenza ricca di significato (giacché si tratta di una motivazione, che, propriamente, non si esaurisce mai), bensì che la maggior parte di essi ha gia avuto occasione di maturare, lungo il proprio percorso esistenziale, esperienze gravide di senso: di appagare, in qualche modo, il costitutivo desiderio di trovare un significato. Il fatto di aver intuito e realizzato dei valori importanti per la propria vita permette, di coltivare i granai pieni del raccolto: non solo fonte di appagamento esistenziale, ma anche matrice di nuove esperienze di ricerca di senso.

Il giovane, a differenza degli adulti, non può ancora contare su di un raccolto: la sua esistenza è, per questo motivo, particolarmente contrassegnata dall’atto della raccolta e dal continuo raccogliersi.

In altre parole, l’adolescenza si configura come il tempo non solo della concentrazione di esperienze, del fare esperienze, quanto della capacità del soggetto di consapevolizzarle: di elaborarle riflessivamente/ consciamente, in momenti di autodistanziamento e di autoraccoglimento.

Nella strutturazione della personalità, infatti, la capacità di orientarsi nell’esistenza e di operare scelte ricche di senso costituisce uno degli indicatori per valutare la maturità del soggetto, così come il dinamismo sotteso alla progettazione esistenziale contribuisce a completare la definizione di sé, conferendo fisionomia all’identità personale

In tal senso la processualità dinamica della progettualità esistenziale avanza simultaneamente con la formazione dell’identità personale in un gioco di rimandi reciproci.

Dunque, più il soggetto ricerca un senso autentico e uno scopo personale, più avanza nel processo di individuazione e differenziazione della propria identità.

Assume particolare rilevanza, in linea con quanto finora emerso, come lo star bene dei giovani sia profondamente correlato alla maturazione di un atteggiamento rivolto al di là di sé, verso un dover essere trascendente da realizzare, ad un processo di apertura ai valori e ai significati.

Il fatto che l’uomo sia alla ricerca non significa, necessariamente che trovi qualcosa. In questa prospettiva, il concetto di benessere esistenziale è, più che la ricerca di senso tout court, l’abilità di intuire e rispondere, in modo creativo ed autentico, agli appelli della vita.

Quali sono, allora, le caratteristiche che l’adolescenza porta con sé rispetto alla capacità di ex-sistere, vale a dire di uscire dalla strutturale condizione di gettatezza evitando, così di lasciarsi vivere? Su quali potenzialità di crescita può contare il giovane?

La duttilità esistenziale costituisce la vera attrezzatura, l’autentico investimento e l’auspicato valore aggiunto che l’adolescenza possa dare alla persona nel suo cammino verso l’adultità.

In linea con ciò, il riferimento va a quell’aspetto dell’essere umano, a quella condizione esistenziale che è l’emblema del giovane: quella dell’essere cercatori o ri-cercatori di senso, ovvero di un particolare modo di essere nel mondo proprio di chi è “incertamente” in cerca.

Ed è l’adolescente il ricercatore di senso per eccellenza, colui che esplora le differenti opportunità di significato e che incarna, così l’atteggiamento progettuale dell’essere in tensione verso l’altro o l’oltre.

Dalla letteratura di carattere medico, psicologico e sociologico possiamo desumere alcuni tratti che connotano il modo di essere fragile e spavaldo dei giovani d’oggi. Ma come detto prima non vogliamo ridurre l’adolescenza solo a questo. Vogliamo mettere in rilievo le risorse, assumere un punto di vista educativo che guardi alla parte sana dei giovani, a quella riserva di potenzialità che si fondano sulla costitutiva tensione umana tra essere e dover essere, superando un’immagine stereotipata dell’adolescente che tende a mettere in evidenza gli aspetti mancanti e le criticità.

In una prospettiva pedagogica, il passaggio dall’essere al dover essere, che cosi fortemente impegna il giovane e ne provoca le potenzialità, chiama in causa aspetti cruciali, quali la decisionalità e la scelta, l’esercizio della libertà e della responsabilità, il coraggio della presa di posizione nei confronti di talune circostanze della vita.

Trovano spazio le risorse di resilienza afferenti alla dimensione squisitamente spirituale del giovane: la costitutiva creatività della coscienza individuale, nonché l’espressione di importanti potenzialità fondanti la naturale educabilità umana.

Occorre guardare all’adolescenza come stagione della vita connotata dalla tensione al cambiamento, dalla fiducia  nel poter essere anche in modo diverso, dalla compresenza originale di aspetti apparentemente opposti( quali la stabilità  e il piacere dalla novità, la dipendenza e la ricerca dell’autonomia), dall’apertura al futuro, dal gusto per la leggerezza, l’improvvisazione e l’imprevisto, da un atteggiamento ludico di fronte al rischio, dalla disposizione a tollerare il dubbio, dal riguardo per le personali esigenze.

Si tratta, allora, per coloro che assolvono a ruoli genitoriali/educativi nel senso più ampio di mettere in luce e di far leva su tali risorse adolescenziali, spesso assopite e non riconosciute e nello stesso tempo di lasciarsi interpellare come adulti da questi caratteri dell’adolescenza.

Queste dimensioni adolescenziali permangono, o meglio devono sopravvivere anche nell’adulto, non come rimasugli di processi irrisolti, ma come potenziale di crescita che permette di ricercare continuamente e attivamente il senso della propria esistenza, naturalmente secondo modi propri dell’età adulta.

In altri termini: crescendo si conquista una capacità diversa di essere presenza, di intuire ma, soprattutto, di rispondere ai significati, ai compiti e ai cambiamenti che si sperimentano all’interno e fuori di sé.

Su questa linea emerge l’idea che i vissuti di incertezza, insicurezza e instabilità, se legati a una tensione continua della coscienza verso qualcosa o qualcuno, assumono una valenza profondamente costruttiva per il soggetto, costituendo una fonte preziosa di maturazione.

Il problema sorge, semmai, quando quegli stessi vissuti sussistono in mancanza di una dinamica esistenziale. In tal caso la persona si ferma, non è più in movimento, fa l’esperienza dello stallo, smette di interrogarsi. In una parola: abdica al suo ruolo di ricercatrice di senso precipitando nell’abisso dell’insignificanza esistenziale.

Dr. prof. Vito Galante MD MA  PhD -Licentia Docendi  (MA LD Hon.)