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Per antropologia intendiamo lo studio dei fenomeni culturali e dei riti che caratterizzano il comportamento individuale e sociale delle popolazioni individuando e demarcando le diverse culture e determinando, con l’appartenenza degli individui al gruppo sociale, lo stesso concetto d’identità della popolazione. Lo studio antropologico permette così di individuare le radici comuni di un popolo e ciò che permette di sviluppare un’identità individuale, influenzando il comportamento con un processo di apprendimento trasmesso dalla famiglia, dalla scuola e oggi dai media e dalle leggi, che oggi fanno cultura. Oggi sappiamo che la ridondanza mediatica modifica biologicamente il cervello (Erik Kandel) in quanto attraverso la dinamica epigenetica, l’apprendimento a “memoria” viene trasmesso alle generazioni successive. Oggi non sono più solo la famiglia e la scuola che fanno cultura, ma i media visivi (TV-Smarthphone) e attraverso la loro potenza, l’informazione politica e i suoi personaggi modificano la cultura e il cervello. La cultura umana appare interagire con la natura biologica e psicologica attraverso la modifica della percezione e della cognizione delle informazioni , la loro interpretazione e dell’apprendimento a memoria, in quanto questo modifica il cervello con la costruzione di nuove sinapsi. La cultura appare essere superiore alla natura biologica e alla mente con cui interagisce. Il mezzo attraverso cui la cultura si fa biologia è la parola appresa e l’interpretazione del suo significato. Il processo è analogo all’interpretazione dei segnali biochimici fatti dalla membrana cellulare che permettono il cambiamento adattivo dell’organismo a nuovi stimoli attraverso l’espressione genica (Allostasi) attivata dall’energia mitocondriale, facendo cosi dei fenomeni culturali, psicologici, biologici e fisici un ologramma armonico o un disegno dissonante e frammentario. Attraverso la fisica quantistica oggi è possibile usare un modello tale da comprendere la relazione tra cultura, soggettività e fenomeni quantistici, ben espresso dalla teoria antropica che vede l’universo come finalizzato a essere conosciuto dall’uomo, il che vale a dire che lo spazio tempo è in relazione con la soggettività e che da essa è cambiato. Esistenza e scienza, quindi libertà e scelte sono interconnesse con la materia anche inanimata, come appare empiricamente dalle ricerche del dr. Emoto sulle molecole d’acqua. Spazio-tempo ed energia sono interconnesse con la cultura e questa con l’esistenza soggettiva, attraverso l’informazione che modificherebbe un campo quantistico, ipotizzato da Plank nel 1941. Il fatto ricorda San Paolo: la creazione attende la rivelazione dei figli di Dio, cioè del suo senso, come dei maieuti che fanno nascere sempre un mondo nuovo, finalizzato al bene e al benessere dell’uomo. Dio non è una parentesi quantica.
I riti rappresentano il mezzo attraverso cui i fenomeni culturali determinanti per la sopravvivenza delle famiglie, dei gruppi e delle popolazioni e delle istituzioni si trasmettono di generazione in generazione, come appare nei riti di passaggio tra infanzia e adolescenza, nella guerra, (che nasce come fatto rituale), nella struttura del clan delle popolazioni primitive, come messo in luce da Freud in Totem e taboo, fenomeni culturali interconnessi a difesa dall’esogamia, ma come ha fatto rilevare Carl Gustav Jung, esiste una cultura dell’inconscio che unisce attraverso i simboli l’individuo alla storia delle religioni e dei popoli, fuori dello spazio-tempo, come ha magistralmente spiegato nel suo “ Libido, simboli e trasformazioni”. La psicoanalisi kleiniana, dall’ontogenesi della vita affettiva originaria del bambino, ha permesso una teoria filogenetica generale del rito come difesa del gruppo dai sensi di colpa inconsci di natura pregenitale ed endogamica. Franco Fornari, in Psicoanalisi della guerra,3 ha illustrato in modo magistrale come l’istinto di morte freudiano si rivela come condanna culturale espressa dall’elaborazione del lutto della morte di un membro della comunità. La guerra è il fenomeno culturale che nasce a difesa del gruppo dalla depressione e esprime la difesa catartica primaria contro i fantasmi della colpa ed il lavoro necessario per la sopravvivenza per sottrarsi alla disgregazione depressiva. La depressione infatti inibisce il lavoro per la vita della società. Eros, che si realizza nella genitalità, cioè nella generazione d’idee e di bambini , appare dunque in perenne conflitto con Tanatos, che si rivela come una sorta di condanna a morte culturale dell’umanità determinata dall’esistenza di un senso di colpa originario, identificato per primo dalla scuola pitagorica di Crotone, pre-socratica. Questo dramma è spiegabile solo ipotizzando una colpa originaria dell’umanità che in senso religioso corrisponderebbe al peccato originale contro DioPadre e che ritrova nell’uccisione fantasmatica del padre nell’Edipo e nell’allegoria freudiana della nascita del Totem, come suo ricordo, una possibile spiegazione. In questo appaiono nella loro luce mistica le parole di Cristo nella risposta a Nicodemo: “Si può rinascere quando si è vecchi?” (non si riferisce solo a un età biologica) che dunque collega la cultura, alla materia, allo spirito, al rito d’iniziazione cristiana : il Battesimo , e presentano Cristo come il primo maieuta di una nuova cultura umana, liberata dalla colpa, istituendo così il primato dello spirito sulla cultura, che si pone come necessità per la libertà dell’uomo. I riti di purificazione presenti in tutte le religioni tramite l’acqua sono simbolo così di una nascita come liquido amniotico della cultura, e hanno un ruolo psicologico solo di difesa soggettiva e catartica dai sensi di colpa, ritualità che si ritrova nelle nevrosi ossessive, quando simbolicamente o realmente è violata l’esogamia e l’individuo è aggredito dai sensi di colpa inconsci da cui si difende con il comportamento ossessivo. La libertà dell’individuo come fenomeno spirituale, non appare invece un fatto psicologico che chiede abluzioni rituali e presenta i riti cristiani come liberatori dell’individualità. Tra questi l’Eucaristia che risolve la condanna al pasto cannibalico, figlio della guerra –si ritrova nel “pan dei morti “- è il rito cristiano dopo il Battesimo per la liberazione individuale della condanna a morte dei retaggi originari della cultura.
L’origine dei fenomeni culturali e dei riti è dunque di diversa natura, religiosa, psico-sociale, scientifica e tecnologica, politica – è sufficiente pensare all’impatto di scoperte e invenzioni come l’energia elettrica, la batteria, il telefono, la radio, la vaccinazione, l’energia atomica, gli antibiotici, il controllo biochimico della fertilità4,  il microchip,
Internet peraltro, eccetto Pasteur, Fleming , Internet, e l’ideatore della “pillola”, tutte ideate da Italiani, che hanno portato il mondo nell’era moderna ma che hanno un solo fine diretto o indiretto nella conservazione della vita. In opposizione vi sono fenomeni culturali che hanno come fine la morte e la distruzione, come l’aborto, il femminicidio e la violenza contro le donne, la droga, o necrofili come l’omosessualità, fenomeni imposti alla cultura da leggi che non si pongono il problema della verità per il bene dell’uomo e di cui viene cercata la ritualizzazione e la normalizzazione. Il problema preoccupante e che rivela una perversione culturale, è che la legge s’impone come ritualità della morte, perdendo il suo senso originario che è l’opposto, cioè la politica come difesa dall’autodistruzione, come è apparso con la legge 194, e la legge sulle “Unioni civili omosessuali”. La legge invece di difendere un’idea di giustizia fondata sulla verità oggettiva, relativizzata alla ricerca di consenso per il potere politico, perde il suo significato originario, cioè di difendere la cultura dall’auto-distruzione. Si pone oggi il problema dunque del rapporto tra politica, scienza, cultura e salute, fatto non affrontato in un contesto sociale agonizzante per capacità ermeneutiche, che sembra aver dimenticato le sue radici straordinarie e in cui i partiti politici sembrano feretri necrofili, senza cultura etica, ideologia, radici, lasciando così il posto a progetti di egemonia, e di spartizione parassitaria e mafiosa della “Res pubblica”, frequenti fatti di cronaca.
Per antropologia cristiana intendiamo quei fenomeni culturali e quei riti che sono stati istituiti dalla persona di Gesù Cristo. E ‘un’antropologia per eccellenza dato che Gesù, come persona, si è posto inconfutabilmente come significato dell’Universo, cioè dello spazio-tempo- divenuto così “antropico “-e della realtà umana sia introspettiva che relazionale e del rapporto con Dio, cioè Lui stesso, secondo la verità delle sue parole e opere. Il mondo lo riconosce adottando come spartiacque del tempo la sua nascita: siamo nel 2017 (in verità nel 2023) dopo Cristo che si sottolineava un tempo nella datazione (AC-DC). Infatti come hanno scritto Engel e Nietzsche il mondo dopo Cristo è cambiato. L’essenza dell’antropologia cristiana è la “Parola” (cioè l’essere-Dio) che si fa corpo, come nel prologo di Giovanni, e l’atto dell’uomo, che chiede senso e fine in conformità alla legge dell’amore per se stessi e del prossimo. Il senso dell’amore per se stessi è espresso dal discorso della montagna come invito esistenziale alla scelta della beatitudine e nuova TORAH, come scrive papa Benedetto XVI, che crea un’appartenenza non genealogica al popolo di Dio-oggi la Chiesa “dono dello Spirito Santo” (Giovanni Paolo II°), -compiendo in modo nuovo la universalità della fede d’Israele con una nuova fondazione del rapporto dell’uomo con Dio. La sostanza è la realizzazione dell’uomo nella sua soggettività come beatitudine e amore, fatto antropologico e mistico (il dono divino della Fede e quindi la scelta di Dio di “chiamare” alla consapevolezza e al sentimento di una verità oggettiva dell’esistere: “il Logos” (Dio stesso). L’amore del prossimo, “del più vicino” riguarda prima di tutto chi è più debole e ammalato, che l’uomo incontra sulla sua strada o che vive vicino a lui/lei. Da questa nuova, nobile e fertile antropologia nascono istituzioni come l’Ospedale e il diritto naturale dell’uomo alla libertà e al rispetto della vita, dal concepimento alla morte naturale, con una trasformazione culturale che segna il tempo della famiglia e dell’uomo, come ad esempio la Domenica, come giorno di festa e di riposo in ricordo della Resurrezione, oggi in crisi. Il rito cristiano, in contrasto con i riti islamici o ebraici non è il segno della memoria o delle legge che sottomette l’uomo a Dio-la prostrazione nella preghiera islamica ne è espressione – ma ha il significato di una trasformazione della natura dell’uomo che ha come fine la libertà dalla colpa ontologica dell’origine, dalla colpa esistenziale da scelte contro il patto dell’alleanza con Dio ,patto di sangue e di vita, espresso dal sacrificio dell’uomoDio sulla Croce , dalla sua Resurrezione e dal dono all’uomo dello Spirito di Dio, la Grazia, a livello individuale e di gruppo fondante e rinnovante sempre la Chiesa (ecclesia-assemblea). L’antropologia cristiana incarnata e trasmessa dalla Chiesa, dono dello Spirito di Dio nel gruppo dei credenti, nuovo Israele spirituale, si serve del rito di rinascita e del nuovo buon-cibo (“Eucaristia”) dove pane e vino, umile pasto, assumono una nuova realtà mistica, come corpo di Dio, allontanando l’uomo “antropologicamente” dalla necessità della catarsi dalla colpa persecutoria, depressiva e disgregatrice lasciata in eredità dalla morte, origine del rito distruttivo dalla guerra e liberando così l’uomo dalla condanna alla guerra, alla depressione, al cannibalismo-rito, come si è detto, legato alla guerra come appare nelle tribù primitive per riappacificarsi con lo spirito del morto- cioè difesa contro la depressione disgregatrice in senso socio-analitico (Franco Fornari) sia a livello sociale che individuale. Si fonda così una nuova relazione sociale fondata sull’appartenenza alla Chiesa e con Dio, cioè il permesso, con la necessità della fede nella persona di Gesù Cristo, di salire sull’albero del bene e del male e di scegliere i frutti buoni, mangiandone con piacere: allegoria del buon-cibo, con la nuova possibilità di non rimanere vittima della colpa per la rottura dell’alleanza originaria con Dio, tramite il perdono del Figlio. L’analisi antropo-analitica dell’Eucaristia ne rivela una natura che non poteva essere che divina. Solo Dio poteva annullare la condanna a morte dell’umanità, chiedendo e permettendo l’ultimo sacrificio espiatorio annullante ogni rito sacrificale, anche umano, (cultura fenicia-ebraica) scelto liberamente dal coraggio dell’uomo Gesù. Facendosi mangiare come pane e bere come vino, cioè facendosi nemico della morte e vittima delle proiezioni dei sensi di colpa generati da essa, come agnello sacrificale e “capro espiatorio”, a causa della colpa originaria che la psicoanalisi chiama “Istinto di morte in cultura” (Thanatos)- (Fornari). L’elaborazione del lutto di Gesù, scompare nella luce della Resurrezione, della liberazione dell’uomo dalla morte ha permesso di unire il fatto fantasmatico, l’elaborazione del lutto con l’identificazione con l’oggetto d’amore come vita di chi muore in chi vive, con il fatto reale della vittoria sulla morte, tramandato nel mistero dell’Eucaristia: il pane divino che per chi ha il dono della Fede (non della religione) è necessità per la vita eterna. L’antropologia cristiana chiede all’uomo una continua rinascita con Dio e in Dio , e conseguentemente l’esaltazione delle sue risorse, l’amore, la verità e la bellezza-l ’arte rinascimentale né espressione- per essere degni figli di Dio, cioè chiede di fare della vita un capolavoro come scriveva Giovanni Paolo II°, “Respirando l’aria pura della verità” ,senza di cui anche le migliori intenzioni misericordiose falliscono o fanno danno, se sono motivate da nevrosi o perversione: “ Fai della tua vita un capolavoro” -raccomandava il Papa santo. Quest’antropologia fa capire le differenze tra il Cristianesimo e l’Islam, che produce schiavi della legge, nevrotici e per questo motivo anche fanatici omicidi a caccia di capri espiatori per la colpa nei confronti della legge e l’ebraismo che invece ha preparato la strada al Cristianesimo nell’attesa del trionfo messianico ma che ha rinnegato “la follia del Messia sacrificato sulla croce” (S. Paolo).
L’ospedale da campo-allegoria della Chiesa cara a Papa Francesco- tuttavia per curare e guarire ha bisogno di medici e infermieri maturi affettivamente, capaci di un’etica oggettivante la vita, preparati clinicamente, sapienti, colti, altrimenti suonando la chitarra per consolare per misericordia il malato si può staccare la flebo, come nel film “L’aereo più pazzo del mondo” e provocare la morte del malcapitato, oggetto di musica misericordiosa. La bussola antropologica della Chiesa è S. Agostino, con il suo “Essere, sapere e amare”, la ricerca della libertà dell’uomo, capace di scoprire Dio anche nelle leggi della natura e libero di fronte a un Dio altrettanto libero: la fede è l’alleanza tra due libertà: “il Kairos” dell’esistenza, come un’onda presa da un bravo surfista. Per essere bravi surfisti non bisogna avere paure delle onde e del mare, saper nuotare e andare al largo (“Duc in altum”) e entrare in armonia con il mare, (Infinito), accettando l’imprevedibile delle possibilità-le onde figlie del vento (Spirito) appunto- trovandosi al momento giusto nel tempo giusto che diviene il “Kairos”, il tempo nuovo e propizio per una nuova realtà “L’onda-uomo”. Il surf è una bella e semplice dimostrazione della teoria antropica in fisica, non disgiungibile dalle scelte esistenziali e dalla natura umana. E’ il possibile, imprevedibile come un’onda e quindi mistero, che diviene un nuovo tempo, una nuova realtà grazie alla coraggiosa libertà dell’uomo e alla libertà di Dio. Per andare al largo ci vuole coraggio e costanza, non è possibile per molluschi, pavidi, ipocriti o calcolatori. L’onda. Come il vento sono imprevedibili. Le onde sono figlie del vento, come l’uomo è figlio dello Spirito di Dio. Questa e l’essenza della Kairologia, nata quando suo padre-l ’autore di quest’articolo- non ha avuto paura di andare al largo, a quattordici anni, con il mare forza 5, per entrare nel mistero delle onde.  L’antropologia laica si fonda invece sull’analisi dei fenomeni culturali e dei riti e delle loro cause ma non si pone il problema della verità per il bene dell’uomo, cioè non si pone il problema del senso e del fine, riducendo il significato dei fenomeni al loro esistere in senso fenomenologico. Eros e Thanatos, vita e morte di un popolo e di una cultura sono fatti che non richiedono così un’interpretazione del significato e della cause che quindi non servono: in questo modo questa antropologia si stacca dal pensiero scientifico e filosofico che pone sempre come senso del suo essere, la ricerca della verità oggettiva che di per sé è sempre per il bene dell’uomo. Questo nichilismo ha influenzato la politica che oggi appare come un festival necroforo di becchini-con tutto rispetto per la categoria- che guadagnano costruendo la morte della cultura. C’è comunque qualche eccezione, rara. L’antropologia laica, proprio perché avente la necessità di una fondazione epistemologica chiedendo un significato alla sua esistenza non sfugge alla domanda di trascendenza del suo esistere come scienza e come cultura, creando così una possibilità, per introdurre la parola “spirito” ,fatto negato dalla psicoanalisi freudiana 5 che pur si è spinta in una dimensione antropologica sulla strada di una interpretazione globale dell’esistenza, demarcando con errore il problema del significato dall’epistemologia e dalla clinica, in contrasto con Jung, Adler. Binswanger, Jaspers e con Viktor Frankl e la psicologia umanistica (A. Maslow, R.May).
Oggi il problema del rapporto difficile tra scienza e antropologia è risolto dalla fondazione di una teoria oggettivante l’Antropologia della salute” che in Medicina si può battezzare come “Antropologia clinica” , dovuto al cambiamento epocale delle scienze della salute, rivoluzione epistemologica nata presso l’Università Ambrosiana ,nel 1998 con la “Medicina centrata sulla persona” 6 7 , presentata dall’autore di quest’articolo, su invito alla WHO nel 2011,8 che ha ridisegnato il concetto di salute partendo dalle scienze di base intendendola come “La scelta delle migliori possibilità per essere la migliore persona umana” e che ha determinato il cambio di paradigma della scienza medica e della clinica, nato nel 1998, con la Medicina centrata sulla Persona veramente perseguitata con l’Università Ambrosiana e il suo Rettore da una burocrazia statale ignorante e scellerata – e formalizzato malgrado ogni ostacolo da un manipolo di scienziati e medici “eroi” della verità, il 13-14-15 Ottobre 2017 a Milano, presso l’Ospedale Maggiore, a Niguarda.9 L’interazione tra dimensione soggettivo spirituale, biologica e del rapporto con l’ambiente fisico e umano e la teleonomia della natura umana che chiama l’uomo a costruire la sua identità dando un valore oggettivo a stesso e alla realtà, sono l’essenza di questa rivoluzione. I fondamenti di questo cambiamento epocale sono dovuti alla felice sintesi tra scienze umane, come la psicoanalisi, il personalismo, da M. Scheler, E.Mounier,K. Wojtyla a J. Seifert e la rivoluzione portata in fisiologia dalla teoria dell’Allostasi, dalla rivoluzione epigenetica, dalla psico-neuro-immunoendocrinologia, dalla teoria della relatività delle reazioni biologiche, che nella nascita della kairologia, negli anni 90, hanno trovato espressione e che ha avuto il merito d’identificare nella natura umana, attraverso lo studio dell’adolescenza, l’esistenza di una domanda naturale di amore, di verità e di bellezza. L’uomo cioè appare fatto per la verità (come appare dallo sviluppo del pensiero logico, (J. Piaget) per l’amore genitale e creativo, come appare dallo sviluppo psicosessuale, (S. Freud) e per la bellezza, per rispondere alla domanda di significato nella sua esistenza attraverso la scelta tra possibilità misteriosamente presenti alla sua cognizione, “Per essere la migliore persona umana” (Kairologia). Chi si occupa della salute dell’uomo oggi, dovrebbe sentirsi e essere un antropologo, un maieuta dell’uomo, con una preparazione adeguata, non certamente quella oggi insegnata nelle facoltà di Medicina, che formano ignorantelli sull’uomo, senza un riferimento a un etica oggettiva, come l’etica ippocratica, senza una formazione della persona, prima di natura affettiva e spirituale e poi scientifico-clinica e fatta da gente , magari ben preparata sul piano tecnico e nel riconoscimento dei quadri clinici, ma anche personalità immature che insegnano una metodologia clinica determinista e meccanicista obsoleta,10 in quanto essi stessi incapaci d’aggiornarsi e protetti da un sistema universitario e scientifico fallimentare che non premia l’innovazione e giovani e docenti migliori.11 L’insegnamento della medicina richiede maturità personale, etica e affettiva, competenza, metodo. Il docente deve essere un “Magister vitae”, almeno
in medicina, non un tecnico della vita o della morte o un umanista ad opzione di conferenza. Oggi il panorama docente in Medicina, non solo in Italia, è desolante, per la frammentazione specialistica e la non importanza data ai valori morali ed esistenziali del docente o peggio per la pratica schizoide e psicopatica d’interventi contro la vita della persona.
L’antropologia cristiana è piena espressione dell’antropologia della salute-come ricorda sempre Carlo Casini , si prega “ Deo nostro salutari” – e ne è teoria , mettendo al centro dell’universo l’uomo ed è quindi fondata e fondante l’idea dell’essere persona come soggetto e non oggetto di una realtà umana in cui come San Tommaso esprimeva :”L’atto dell’uomo si differenzia dall’atto umano”, in quanto realizzante una risposta oggettivante la sua soggettività- e quindi costruente la sua identità- alla domanda di verità, d’amore e di bellezza che c’è nella sua natura. Sta alla libertà dell’uomo e alla misteriosa Grazia di Dio, che si è rivelata nel volto umano di Cristo, come Via che guida, verità che illumina, vita che salva, interpretare se questa luce è necessaria per vedere se stesso e l’altro, il mondo e Dio (Kierkegaard) e se le possibilità dell’esperienza sono possibilità di luce o tenebre, di vita o di morte per fondare la propria salute nella dignità e nella libertà del proprio essere uomini.
Un fenomeno culturale del tempo, che ho identificato nel 1998 , vera malattia virale dello spirito e della mente è la “ Sindrome del grande fratello” e che si esprime nella confusione tra opinione e verità, tra libertà ed arbitrio, tra desiderio sessuale e amore, tra essere ed apparire, tra mezzo e fine, tra esistenza ed essere persona, tra possibilità ed onnipotenza, tra spirituali cristiana ed esoterismo, tra affetto e possesso, tra pudore e volgarità, tra bellezza e degrado, tra scienza e ateismo, tra ricerca di consenso e politica. L’atmosfera culturale, oggi anche nella ridondanza mediatica, è piena di messaggi “virali” che cercano di normalizzare l’abbruttimento dell’uomo e la “Chiusura dell’universo di discorso” o la “Desublimazione repressiva degli istinti”, (H. Marcuse)12 verso la globalizzazione della superficialità e del pragmatismo soggettivista, oggi anche epidemico nel mondo cattolico.
Il problema oggi dell’antropologia cristiana e laica è combattere il degrado culturale e morale del tempo in cui il vuoto starnazzo politico, (almeno fino al 2018), purtroppo molto mediatizzato, chiuso nella contingenza, anche necrofila, impedisce la percezione e l’analisi delle reali contraddizioni e la difesa dei valori su cui si è costruito l’Occidente, nato dalla filosofia greca, ionica, romana e dalla filosofia e teologia cristiana (S. Agostino, Boezio, S. Tommaso).
Una teoria oggettivante l’antropologia della salute e in Medicina l’antropologia clinica, nate formalmente come nuovo campo di studi e di applicazione e presentate nel convegno “ Atmosfera culturale e adolescenza: antropologia cristiana, scienze della salute e politica: sinergia o conflitto”, (2017) possono essere un punto di partenza, ritrovando nel riconoscere nell’esistenza umana e nella cultura, nella storia dei popoli un mistero impenetrabile che si rivela in possibilità ricevute, percepite e costruite dallo stesso uomo e nella scelta tra queste, il compito della vita, assumendo come parametro della scelta un’idea necessaria di verità oggettiva, d’amore e di bellezza , cioè un significato per il fine di realizzare la vera natura umana a cui l’uomo è chiamato misteriosamente come ci ricorda Dante: “Fatti non foste a viver come bruti ma seguir virtute e canoscenza”, un “Duc in altum” e per essere dei veri uomini, non surrogati.

Giuseppe R.Brera

Dott. Prof. Giuseppe R.Brera, Rector of the Ambrosiana University , Director of the Milan School of Medicine and “Person Centered Medicine International Academy”. Secretary of the International Commiteee for “La Charte Mondiale de la Santé-the World Health Charter, President of the Italian Society pf Adolescentology and Adolescence Medicine (SIAd

gbrera@unambro.it

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1 La Sindrome del Grande Fratello e i “Magnifici sette”.Come essere genitori in un tempo difficile. Milano, Ed. Università Ambrosiana; 2010

2 Rettore Università Ambrosiana, Presidente Società Italiana di Adolescentologia e Medicina dell’adolescenza, Direttore Scuola Medica di Milano e Person centered Medicine International Academy gbrera@unambro.it

3 Franco Fornari Psicoanalisi della guerra. Milano, Feltrinelli;1969

4 Questa invenzione ha avuto un profondo impatto culturale sulla gestione della sessualità femminile e sulla de-natalità occidentale, un tempo legata a fattori spirituali-morali psico-sociali e rituali. La cultura responsabilizzante la ragazza, che chiedeva all’uomo, a cui “sacrificava” la verginità con un rapporto sessuale , un duraturo impegno affettivo e matrimoniale , vivendo l’amore come una preparazione al matrimonio, è scomparsa nell’Occidente. Oggi nell’adolescenza e nell’età giovanile della donna è passata una cultura che non valorizza affettivamente , eticamente , genitalmente il comportamento sessuale, con normalizzazione culturale anche della perversione dell’istinto sessuale , grazie a ideali dell’io fuorvianti (attricette) che cambiano partner ogni anno o quasi, e all’impatto devastante dei media televisivi , che pubblicizzano il comportamento “privato-sessuale” di ogni natura, anche perversa. “Il voyerismo” ,perversione psichiatrica, oggi grazie alla TV e a Internet, è diventato normale, con la presenza di una vera e propria pornografia, accessibile anche a bambini e adolescenti, i cui effetti influenzanti negativamente il comportamento,sono stati ben studiati. La liberazione incontrollata degli istinti sessuali ha portato anche alla liberazione dell’aggressività istintuale (istinto di morte pel la psicoanalisi), all’origine dell’epidemia dei femminicidi e all’abortismo, come strumento di controllo delle nascite. L’ideale dell’io un tempo costruito nella cultura occidentale dalla “Madonna” come modello esistenziale, parola che oltre al suo senso misticoantropologico (riferimento alla “Vergine-Madre” di Dio ) in Italia corrispondeva anche all’amore sublimato del “Dolce stil novo”, soprattutto espresso da Dante nella “Vita Nova” ( “Tanto gentil e tanto onesta pare la donna mia…”) o dal Petrarca . La perdita del valore dell’immagine di sé , come soggetto da conquistare con virtù , non solo calcistiche, e non da concupire, nella filosofia perenne del rapporto uomo-donna , presente in ogni cultura, e ancora nella prima adolescenza- “la ragazza che va con tutti è una poco di buono”- più epigenetica che dipendente dalla educazione famigliare, corrisponde alla perdita delle capacità di sublimazione dell’uomo , legata all’ideale e alla forza dell’io, frutto del conflitto tra istinto e super-ego e alla coscienza di un dover-essere-per costruire una realtà realizzantevla persona umana. Il saper “tenerlo duro”, per i ragazzi e l’attesa del “principe azzurro”, per le ragazze, era il risultato di questa cultura , diventato un tempo anche motto politico di un partito italiano , oggi chiaramente in crisi, vista l’epidemia di consumo di “Viagra”. Il comportamento sessuale, da scelta libera subordinata a valori relazionali e spirituali, è diventato un problema per l’uomo occidentale. Questa cultura arrendevole agli istinti sessuali non finalizzati al piacere creativo e senza significato, ha realizzato la citata e Orwelliana profezia di Marcuse, “La desublimazione repressiva degli istinti”, determinante la perdita del pensiero critico e creativo che per esigenze di controllo del potere economico e politico porta l’uomo a divenire un animale sotto-corticale condizionabile dalla cultura dominante “Usa e getta-tutto, subito, facile e veloce” con la crisi delle capacità cognitive di verità oggettiva e conseguentemente della sostanza della cultura occidentale fondata soprattutto da S.Agostino: “Essere -sapere-amare” e “ Redi in te ipsum ,in interiore hominis habitat veritas”. Le conseguenze psico-biologiche degli anticoncezionali sulla persona della donna sono inoltre un fattore di rischio per la sua salute, soprattutto nell’adolescenza, con l’aumento del rischio di malattie trombo-emboliche- famosa è la campagna-contro di un genitore americano che perse la figlia a causa della contraccezione ormonale- e del tumore al seno in adolescenti che fanno uso della pillola oggi educazione introdotta insipientemente nella scuola dalla Società Italiana di Ginecologia. L’attività dei consultori pubblici è spesso ridotta a somministrazioni di contraccettivi e abortivi ,oggi di libera vendita in farmacia ai minori,o a prescrizioni dell’aborto. La RU486, che ha expertize che ne presentano gli effetti anche mortali è prescritta da ginecologi psicopatici con il sorrisetto, come se fosse un’aspirina, rimandando poi a casa la donna. Se muore per questo motivo nessuno ne conosce la causa oggi. Questa procedura scellerata non solo nella sua essenza è stata introdotta dal ministro della salute Sacconi (FI) (2009) che dopo qualche giorno diede le dimissioni dal ruolo, forse per paura di qualche illazione sul ruolo della moglie nell’industria farmaceutica. Sottostimata è poi l’azione ormonale dei contraccettivi sul cervello, che porta a fenomeni depressivi. Il controllo biochimico della fertilità oggi si attua almeno cinque preparati biochimici, di cui tre sono abortivi. La donna si fa ridurre a essere un animale biochimico. Un’inversione di tendenza con necessarie misure di educazione all’affettività e l’educazione dei ragazzi alla sublimazione e insieme alle ragazze alla responsabilità è necessaria e non differibile ma non improvvisata da ignoranti che non abbiano conoscenze scientifico-educative. Noi insegnavamo i limiti del “Coping skill training” nel 1993, iniziato a essere considerato come metodo educativo (in modo erroneo) dopo il 2010. Il problema è la formazione dei docenti all’educazione alla salute e dei genitori. L’abortività nell’adolescenza è collegata all’aumento del consumo di droga. Un’adolescente che abortisce rischia 5 volte di più di una che accetta di divenire madre, di divenire tossicomane. Il pacchetto della morte è completo. Purtroppo i bassi livelli di comprensione e interpretazione scientifica di questi fenomeni a livello di politica educativa e preventiva, a cui abbiamo assistito negli ultimi quarantanni a livello di dirigenza ministeriale e l’impatto di una psicologia soggettivista, ingenuamente sganciata dalla dimensione del significato, cioè spirituale e trascendente, accompagnata dalla crisi culturale di tradizionali organizzazioni educative come la scuola-urge un aggiornamento curriculare- e la Chiesa, è stata devastante. Famosa è stata la diffusione nelle scuole del manuale “ Lupo Alberto” voluta dal fulgido ministro della salute Livia Turco, opinion leader anche nel mondo cattolico deviante, (PD) in cui la ragazza era invitata all’esperienza sessuale protetta per la prevenzione della infezione HIV …” “Se proprio vuoi calare (le mutande)…”. Le conoscenze scientifiche sulla prevenzione dei comportamenti sessuali precoci erano certamente estranee a questo luminare della politica italiana allora in buona compagnia (Veronesi -Don Ciotti don Gallo etc) apostoli della legalizzazione della droga e ai suoi consulenti, viziati da un approccio ideologico, non scientifico,filosofico e kairologico. L’asinità non è concepibile a livello ministeriale.

5 “Chi si pone il problema del significato è malato” (S. Freudlettere a Maria Bonaparte)

6 Brera G.R. The epistemological Manifesto of Person Centered Medicine . Università Ambrosiana 1998 (on line) e 2000 (printed)

7 Brera G.R. La Medicina centrata sulla persona e la formazione dei medici nel terzo millennio. IEPI-Pisa-Roma, 2001

8 WHO Person Centered Medicine and Medical EducationSymposium; 4 May 2011

9 Giuseppe R.Brera (cared by) Medical science and health paradigm change. Ed. Università Ambrosiana, 2018.

10 Brera G,R, Person Centered Medicine: Theory, Teaching Research, Int.J.Person Cent.Med. 2011; 1: 69-79

11 Giuseppe R.Brera Il federalismo scientifico e universitario, Università Ambrosiana. 2010.

12 Marcuse H. L’uomo a una dimensione. Feltrinelli 1968