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Novembre 2015. L’infermiera conferma che si trova in camera. È nella stanza rossa. In reparto è quella riservata agli adolescenti. Le immagini delle favole sulle pareti del corridoio lasciano il posto a quelle che ricordano i graffiti e i disegni di Keith Haring della stanza rossa. Paolo è sdraiato sul letto con accanto la ragazza e la mamma. Entrando si alza subito. È stato ricoverato per abuso alcolico, ha bevuto sette Sambuca nell’arco di un’ora. Al bar, da solo. Gli amici che stava aspettando, una volta arrivati, lo portano in Pronto Soccorso accorgendosi del suo stato e i medici, una volta effettuati gli esami clinici lo ricoverano e gli propongono una consultazione con uno degli psicologi del progetto. Lui accetta il colloquio con un certo stupore della madre che poi dirà: “è da un po’ di tempo che glielo proponevamo, ma si è sempre rifiutato”. L’abuso di alcool che lo ha condotto in ospedale appare fin da subito un evento non nuovo né saltuario. L’assunzione di alcool e in passato anche di droghe si è ripetuta ed ha accompagnato momenti di solitudine e periodi di crisi con la precedente fidanzata. La faticosa e travagliata conclusione della relazione con lei ha portato anche alla fine dell’assunzione di droghe pesanti ma non dell’alcool.
Pochi mesi prima del ricovero Paolo ha anche saputo di essere affetto da Morbo di Crohn: “Lo supponevo già da alcuni mesi, ma prima di fare i controlli è passato un po’ di tempo. Si tratta di una forma abbastanza grave. Anche mia madre è ammalata. E i medici dicono che non devo bere alcool, ma a volte mi viene una rabbia enorme…”.
Paolo è uno dei tanti adolescenti presi in carico nel luogo in cui ognuno di loro ha portato il proprio corpo: il pronto soccorso dell’ospedale. Sorprendentemente, il pronto soccorso è uno dei servizi più usati dagli adolescenti. In base alle poche casistiche esistenti, il numero di accessi al Pronto Soccorso da parte di adolescenti per somatizzazioni, disturbi d’ansia, traumi e abuso di alcool e droghe è in costante aumento.
Queste manifestazioni sono il segnale di una difficoltà di crescita e richiedono risposte
immediate e articolate che considerino sia la dimensione corporea dei ragazzi che quella emotiva ed ambientale. Tanti giovani, trovano quale unica soluzione all’angoscia del crescere o in comportamenti compulsivi (quasi a cercare una transitoria anestesia), o in una somatizzazione. Tutti, a loro modo, stanno chiedendo aiuto agli adulti e, non avendo parole per dirlo, usano il linguaggio del corpo.
E’ importante dare una risposta adeguata, non banalizzare (“non hai niente”) o negare l’evento, dando solo una prestazione strettamente sanitaria, ad esempio dimettere dopo una lavanda gastrica un tentato suicidio scrivendo ingestione incongrua di farmaci o atto dimostrativo, perché I RAGAZZI TORNANO e se non capiti ed accolti in questa domanda di aiuto che non ha parole per esprimersi ALZANO IL TIRO.
Accogliere invece oltre al corpo la domanda inconscia di aiuto permette molto spesso di rimettere in moto le risorse degli adolescenti e di trasformare il disagio in un momento di crescita

Rosaria Landoni

Pediatra-adolescentologo medico –Ospedale Bassini,Milano. rlandoni@adolescentologia.it