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Nella poesia “A Silvia” di Leopardi vi è una bellissima definizione dell’adolescenza ([…] Quel tempo della tua vita mortale, Quando beltà splendea Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi, E tu, lieta e pensosa, il limitare Di gioventù salivi? Sonavan le quiete Stanze, e le vie dintorno, Al tuo perpetuo canto, Allor che all’opre femminili intenta Sedevi, assai contenta Di quel vago avvenir che in mente avevi.” Mi pare che la definizione di adolescenza (“limitare di gioventù”) si trovi nelle parole: “lieta e pensosa” e “perpetuo canto”. L’adolescenza è caratterizzata dal primo proporsi la questione del senso della propria vita accompagnata dalla speranza che tale senso sia positivo e bello. Perciò un canto interiore accompagna la giovinezza. Ma il pessimismo leopardiano conclude tragicamente la poesia: “all’apparir del vero\ tu, misera, cadesti: e con la mano\ La fredda morte ed una tomba ignuda\ mostravi di lontano”. Sembrerebbe, dunque, che la verità sia contraria alla speranza e quindi alla letizia e al canto. Il collegamento con il senso della vita è evidente. Perciò nell’adolescenza l’incontro con la questione di Dio, un Dio che è amore, che è amante della vita e che garantisce la partecipazione in un infinito bene è essenziale affinché la giovinezza sia inestinguibile nonostante il passare degli anni. Nell’antico rito della Messa il sacerdote iniziava con le parole: “introibo ad altarem Dei” ed il chierichetto, che molto spesso era un vecchio, rispondeva: “ad Deum qui laetificat iuventutem Dei”. Non era una bugia anche se la risposta era resa da chi non si trovava lontano dalla morte se il canto della speranza restava in lui a causa della amicizia di Dio.
Se la verità della vita è la morte allora la paura favorisce lo stordimento nella droga e nella violenza; allora il desiderio innato di toccare l’infinito, di non passare nella storia come un anonimo granello di sabbia su una spiaggia immensa; l’aspirazione a sentirsi “persona” segue il percorso di una libertà corrotta. La libertà non è più lo strumento dell’amore, ma è considerata l’unico valore che consente l’autorealizzazione: l’autodeterminazione sostituisce la libertà; l’io sostituisce Dio e ogni altro essere umano è un inutile granello di sabbia senza nome.
In conclusione la ricerca della verità coincide con la ricerca dell’amore e quindi di Dio e l’adolescenza è il tempo privilegiato per intuirla, seguirla e quindi per restare giovani.

Carlo Casini

Già Presidente Commissione Affari Istituzionali dell’Unione Europea, Magister ad Honorem dell’Università Ambrosiana, Membro onorario della Società Italiana di Adolescentologia e Medicina dell’Adolescenza. ccasini@unambro.it Casini