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Ricerca di senso e valore della vita: attrazione per il mistico e l’esoterico, ricerca di un’ideale dell’io, di un’idea di perfezione, religiosità o negazione radicale della stessa. Il desiderio d’originalità dell’adolescente è evidenziato dall’orrore per la banalità e la tendenza a realizzare di sé qualcosa d’eccezionale e d’unico, è contemporaneo alla pubertà ed il suo esordio è molto spesso legato a fattori scatenanti come l’allontanamento, la morte di una persona amata, un brusco cambiamento nella vita, una pena d’amore, un’ambizione fallita. Può manifestarsi come gusto della solitudine, del segreto, in modi eccentrici di vestire, di comportarsi, in stranezze linguistiche o epistolari. Questo processo è supportato da un’ideologia di consumismo, in quanto l’adolescente per sua natura è portato a sperimentare di tutto, a provare, a cercare e trovare la sua identità, cambiando vestiti, taglio dei capelli, motorino, compagnia… provare e comprare di tutto… e questo alla nostra società consumistica fa davvero comodo! Gli adolescenti attribuiscono due colpe principali agli adulti: la loro mancanza di comprensione e il fatto che essi attentino alla loro indipendenza. Questa crisi d’identità è comune ai due sessi. L’adolescente ha un grande bisogno di essere ascoltato, considerato ed accettato. Il compito psico-sociale, specifico della fase evolutiva adolescenziale, è la costruzione di un’identità separata, con la capacità di assumere e riprodurre dei ruoli autonomi. La costruzione di un’identità avviene in maniera relativamente semplice, naturale e senza grandi problemi, in una struttura sociale statica che vive secondo il vangelo portatore di modelli e valori ben definiti. In tal caso, la rivoluzione nella percezione di sé, legata alle rapide e profonde trasformazioni della pubertà nell’adolescenza, è arginato ed instradato in modelli comportamentali ed etici, che delimitano le alternative. Senza dubbio, uno dei fattori che regolano la fluidità o la difficoltà nell’affrontare questa fase evolutiva di passaggio e di crisi, coincide con la disponibilità soggettiva ed oggettiva ad intraprendere delle azioni e a vivere delle esperienze in modo autonomo e separato, rispetto all’universo genitoriale. Si scorge tutta la bellezza proprio attraverso la fede che dà senso alla vita. Infatti la ragione umana cerca il significato della propria esistenza; la mancanza di senso, uccide. La ragione è esigenza di spiegazione congrua dell’esistenza. Il vertice della conquista della ragione è la percezione di un Esistente, al quale tutto il movimento è destinato perché anche nE dipende. Dio non è un limite alla ragione ma la scoperta più grande cui può arrivare la ragione: l’esistenza di qualcosa di incommensurabile che va oltre la ragione stessa. Secolarizzazione, scetticismo, relativismo, nichilismo Sono alcuni traguardi decantati della cultura dominante. Ma è proprio vero che sono l’ultima parola che il pensiero riesce ad esprimere nell’era esplosiva delle scienze? Eppure, andare oltre si può. Secolarizzazione: si vive, si lavora… come se Dio non ci fosse. Il grande fiume della cultura secolare, attraversa le nostre coscienze, ci porta via dove vuole. Si può reagire, si può andare controcorrente. Occorre un’attrezzatura adeguata fatta di libertà, di scelte forti, di comportamenti maturati nella nostra persona, attraverso la conoscenza della verità. Gesù disse: Io sono la via, la verità e la vita (Evangelo di S. Giovanni. 14:6). Anche questo è sperimentato da tanti adolescenti. Scetticismo: c’è chi sostiene che Dio è troppo maestoso per essere conosciuto da noi; inutile provarci. Parecchi ragazzi hanno adottato questo atteggiamento: negando ogni possibilità di conoscere il vero. La ragione percepisce alcuni valori e criteri di giudizio ma sono influenzati dal dubbio di poter giungere alla verità. “Un aspetto della cultura di oggi e il soggettivismo. Ciascuno costruisce una sua morale una sua verità. Lo sbandamento e la confusione di molti ragazzi è dovuto anche a questo”. La ragione, qualità tipicamente umana, è portata a porsi delle domande sul mondo, sulla natura, sulla vita. Che cosa blocca la ricerca delle risposte o accende il desiderio di cercarle? E’ la libertà. La quale si ottiene attraverso la conoscenza della verità. Gesù disse: conoscerete la verità e la verità vi farà liberi (Evangelo di S. Giovanni 8:32). Ci sono scienziati che studiano il cosmo e per questo dicono di non credere in Dio. Ci sono altri scienziati che studiano lo stesso cosmo e per questo dicono di credere in Dio.
Come si spiega? Non è la scienza il motivo per cui non sia possibile credere in Dio. Si chiama LIBERTA’ l’atteggiamento che consente di aprire la ragione. Relativismo: una verità che si adatta ad ogni persona, una verità che cambia secondo l’evolversi della cultura e della società, che garanzie dà di costruire oggi una personalità su alcuni principi e una società su alcuni valori, se domani cambierà il contesto sociale? Allora oggi si costruisce invano, perché forse tutto si trasforma nell’evolversi della storia? Vivere, non è una danza attorno al vuoto o all’illusione. E’ facile accettare quanto sul momento ci fa comodo, ma non si esce dal buio della ricerca di un traguardo da raggiungere. Nichilismo: rifiuta l’esistenza di una verità eccelsa e un quadro di valori spirituale che rendano significativa l’esistenza. Nella babele, cioè nella confusione, oggi matura un tentativo estremo di proseguire questa fuga dal rapporto con Dio. Il principio parossistico del nichilismo diventa: togliere qualsiasi consistenza ultima al vivere. Possiamo chiamar nichilismo ciò che oggi regna nel modo di pensare e di guardare imposto dalla cultura dominante di una società malata. Si tratta di un invito allo scetticismo e alla leggerezza morale. Questo pensiero è l’apice di una cultura che ha smarrito ogni ragionevole ricerca di senso. Il senso della fede Con una attenta riflessione, riveliamo due tipi di realtà: un tipo di realtà è misurabile, quantificabile, concreta, manipolata dai nostri sensi, un secondo tipo di realtà è spirituale e noi non la possiamo quantificare. La nostra persona è composta da questi due aspetti: materia e spirito, corpo e anima. Il fattore fede si radica nell’aspetto spirituale che è la dimensione fondamentale della realtà della persona. La parte più importante di noi è invisibile: la ragione, l’intelligenza, il pensiero, i sentimenti, la coscienza. Il senso della fede, che rappresenta la natura della nostra persona, si esprime in alcune domande: “qual è il significato dell’esistenza? perché vale la pena di vivere?” ecc. (la fede nella persona di Cristo è l’accettare come  vera la rivelazione del senso della vita fatta da Gesù a una domanda naturale di significato che c’è nell’uomo che implica e costruisce la sua libertà.) La domanda di significato è della natura umana, la fede in Cristo chiede una scelta. Queste domande, caratterizzano la nostra natura umana e in esse ciascuno prende coscienza di sé. La cultura secolarizzata cela, copre, nasconde, cancella le domande profonde sulla vita e allora le propone in una forma ingannevole. Le risposte della società consumistica non sradicano, non estirpano dal nostro animo la sete di significato, di felicità, di amore, di verità e di bellezza che riguardano la propria crescita. La cultura superficiale e consumistica, crea false e illusorie rispose alle domande profonde. La cultura della verità: lascia affiorare nell’evangelo, la capacità della ragione di esprimere la propria natura, nel porsi le domande sul significato della vita. Si fonda su qualcosa che vale e comincia da quell’insieme di valori che è ciascuna persona, soggetto della propria crescita e luogo concreto di dignità. Su questa base, cioè fondamento educativo di fede in Dio, si offre ai ragazzi un traguardo: “buoni cristiani e onesti cittadini”. La fede si coniuga con quell’intelletto d’amore educativo che entra in relazione con gli adolescenti, non schivando le difficoltà e le differenze temperamentali, ma armonizzando impulsi e sentimenti secondo la carità evangelica, dando coraggio, iniziativa ed efficienza. Si scopre che Dio non è qualcosa di astratto, inaccessibile, profondamente distante, ma vicino a noi, ci cerca, ci ama di un amore grande, immenso, profondo, compassionevole, tanto che ha dato il suo figlio a morire sulla croce al nostro posto, per redimerci dai peccati e donarci la vita eterna.

Domenico Francomano

Magister ad honorem dell’Università Ambrosiana, Medico adolescentologo e counsellor. dfrancomano@adolescentologia.it