skinerizzazione

I dati scientifici su danni alla salute della Cannabis  sono inconfutabili e condivisi dal mondo scientifico come appare dai lavori comparsi negli ultimi trent’anni e più nelle più importanti riviste internazionali. C’è molta preoccupazione perché la Cannabis è la droga di maggior consumo nel mondo. Negli USA i consumatori quotidiani sono ca  5 milioni e 18 milioni i consumatori abituali (2011). Una meta-analisi del 2012 (Canada), evidenzia che la Cannabis aveva  nell’anno precedente 287 morti, 10.553 anni persi per mortalità prematura, 55.813  anni per disabilità, 66.346 anni persi per disabilità riferite a cause specifiche come schizofrenia, tumori al polmone e incidenti stradali.  Il rischio di disturbi schizofrenici da uno studio su una popolazione di  50.087 persone seguite per 35 anni è di 3,7  e 2,2  per altre psicosi  e 2 per psicosi brevi ( Garcia E.,Dalmit S, et al) ed è particolarmente grave  quando l’uso inizia nell’adolescenza e in individui vulnerabili in cui la schizofrenia è slatentizzata, ( Semple DM 2005), in cui può apparire solo a una prova della droga. La psicosi indotta dalla Cannabis si trasforma un’altissima percentuale di casi in una psicosi classica di tipo schizofrenico  (47%) o fino al 75% in altre psicosi (Arernt R, RosembergM. et al). Lo studio NESARC del 2013 ,sulla qualità della vita e le conseguenze psichiatriche del consumo di cannabis, nicotina e alcool,  conferma che il consumo regolare della sola Cannabis più dell’alcool, è associato a più alti tassi di patologie psichiatriche ed è predittivo di un maggior rischio di disturbi da attacchi di panico con agorafobia, fobia sociale, disturbi bipolari.  Un importante studio epidemiologico fatto in Svezia  su 49.321 soggetti,  mostra inconfutabilmente che il forte consumo di Cannabis raddoppia il rischio di tumore al polmone, sottratti fattori di confondimento quali il fumo del tabacco e  un  altro studio documenta che il rischio sale a  otto  se al fumo della Cannabis è associato il tabacco. Studi epidemiologici dal 1993 al 2013 evidenziano che la Cannabis provoca disturbi cognitivi , alterando i centri per l’apprendimento e la memoria-di qui l’alto tasso di abbandoni scolastici  negli adolescenti consumatori-raddoppia gli incidenti stradali confermando la comparsa di psicosi anche nell’età adulta nei consumatori in età adolescenziale. Il tempo di latenza per la comparsa di psicosi e di circa sei anni. I danni al cervello sono ben documentati a livello neurobiologico: vengono lesi amigdala, (risposte non integrate al rischio nell’adattamento ), l’ippocampo, (memoria) e corteccia prefrontale (logica): è certo che la Cannabis danneggia morfologicamente il cervello degli adolescenti, (Iacobus J, Tapert S.F.), probabilmente  anche a causa di una riduzione del flusso sanguigno nel cervello, causato dalla droga. L’effetto sembra maggiore nelle ragazze.  Questi danni sono il corrispondente morfologico dei problemi cognitivi (apprendimento verbale, memoria a breve termine, funzioni esecutive, pensiero astratto,” decision-making”  e attenzione) spiegando l’altissimo tasso di abbandoni scolastici nei consumatori di Cannabis e la sindrome amotivazionale. La ricerca epigenetica e genetica corrobora in modo inconfutabile i dati epidemiologici: la cannabis è genotossica, con un meccanismo simile alla talinomide, induce il cancro in quanto silenzia geni onco-soppressori e le alterazioni genetiche si trasmettono ai figli ( Reece AS, Hulse GK 2016). La vulnerabilità alla dipendenza ha basi genetiche  ed è trasmissibile epigeneticamente (Stringer S e aa 2016). Chi si droga trasmette ai figli un’alta probabilità di dipendenza a tutte le droghe oltre a danneggiare la propria salute. Danni neurologici ai feti, con alterazioni cognitivo-comportamentali nella vita adulta, sono causati dalle gestanti consumatrici: chi ne può controllare il consumo se la possono coltivare sul balcone, come da proposta di legge? Questo è associabile ai ritardi cognitivi , agli abbandoni scolastici e ai danni alla salute citati e a altri danni neurobiologici allo studio che coinvolgono il metabolismo della dopamina e che potrebbero essere collegati anche alla nascita di bambini  autistici. L’osservazione epidemiologica degli effetti da legalizzazione della Cannabis in Colorado ha riscontrato un aumento generale del 32% della mortalità  per incidenti stradali, un aumento di interventi di pronto soccorso del 29% per intossicazioni acute  e di ospedalizzazioni, del 38%, un aumento delle chiamate per il centro antiveleni del 72%, un aumento del 40% delle espulsioni da scuola rispetto al 2008, e un aumento della criminalità del 10%.  Le intenzioni al consumo di droga in caso di legalizzazione mostrano, che il 10% dei ragazzi non consumatori proverebbero la droga,  mentre il 18% dei consumatori ne avrebbe aumentato il consumo (spillover effect). L’ipotesi che la legalizzazione porterebbe a una diminuzione dello spaccio illegale è falsa, perché  l’uncinamento ad alla droge ha una base neurobiologica ed è sicura per una percentuale di soggetti che provano, sembra per cause genetiche anche ereditate, e che estenderanno il consumo ad altre droghe  con allegria della  criminalità organizzata. Una bella ricerca comparsa ca trent’anni or sono, mostra che i soggetti consumatori si adattavano meglio all’ambiente, fatto inevitabile avendo una lesione al pensiero critico ed essendo concentrati sulla droga. E’ la linea del controllo sociale delle menti, ben evidenziata da Marcuse, che spegne il progresso della civiltà e la vera democrazia e pone interrogativi sulle possibilità dell’estinzione di una cultura.  Da ca 40 anni l’intervento pubblico preventivo e repressivo è stato inadeguato. E’ passata una linea chiamata di “ Riduzione del danno”, sostenuta da “opinion leaders” a favore della legalizzazione come Veronesi,  la Turco , (già Ministri della sanità), il Ciotti ,Pannella- che fu condannato per avere distribuito la droga in un comizio- i “Radicali”,  movimenti di opinione, mentre a livello epidemiologico la linea vincente sarebbe stata quella della “Tolleranza zero” (Dupont 1986), che era stata ideata perché la droga si diffonde come una malattia infettiva, grazie alle sue necessità di mercato: dove c’è un drogato dopo sei mesi ve ne sono 10. Il maggior fattore di rischio infatti è la percezione del consumo di droga (Newcombe 1993),  con un contagio psichico e comportamentale  che trova nel gruppo di adolescenti il suo terreno di cultura Già la proposta di discussione di una legge  legalizzante ne ha incentivato il consumo.  Nelle scuole molto spesso ancora oggi viene applicata l’idea che il parlare degli effetti della droga, mettendo in cattedra il l’ex tossicomane o informare sui danni sia preventivo quando invece sensibilizza personalità a rischio , infatti nel gruppo dei minori, soprattutto maschi, il rischio attrae certe personalità che spesso sono le migliori e che con la droga vengono spente. Una trappola per creare schiavi dementi. Solo qualche anno fa hanno cominciato a passare programmi per aumentare le risorse degli adolescenti (Life Skill Training-Botvin 1983), ma questi in USA non hanno documentato successi statistici. In Italia non c’è mai stato, a nostra conoscenza un controllo sugli effetti dei programmi preventivi ed è diffusa una paurosa improvvisazione. In realtà il problema è una teoria dell’adolescenza sbagliata che  non parla del mistero della vita, della dimensione spirituale-esistenziale e della vita come avventura  a rischio di essere veri uomini, non surrogati senza ideali e pensiero morale, in vendita al miglior offerente, anche politico.

La Chiesa, che avrebbe potuto fare molto a livello culturale, in questo è stata ed è un fallimento nel creare un’atmosfera culturale non favorevole alla droga, concentrandosi oggi solo su una Fede-  documentato fattore protettivo dal consumo di Cannabis e altro, -costruita  solo su base suggestiva, rituale-pragmatica, associativa  e di dipendenza dal gruppo o dal leader religioso e non sull’elevazione della ragion critica , la maturazione affettiva e lo sviluppo personale e  culturale dei giovani, escludendo dalla formazione cristiana le scienze  dell’uomo e della salute.  Il drogato è  pur sempre un terreno di un lavoro redentivo e di senso alla vita religiosa.  L’epidemia della droga si fonda infatti su un degrado culturale che promuove l’edonismo soggettivista e relativista con la perdita dell’idea della verità oggettiva e richiederebbe una grande lotta culturale, pena la scomparsa della cultura occidentale, pressata anche da culture nomotetiche e liberticide come l’Islam.  E’ epidemica la “Sindrome del Grande Fratello”: la verità è ciò che sento e che penso, gli altri sono strumento di piacere, potere, guadagno, l’importante è apparire., non essere.  Platone, Aristotele, S.Agostino, S Tommaso padri dell’Occidente , sono finiti in cantina, anche quella delle Diocesi, figuriamoci Stein,Husserl, Freud , Piaget , Scheler e Mounier. I Padri Tridentini  e del recente Concilio , non sarebbero d’accordo. La maggior parte dei giovani,  senza risposte o interrogativi esistenziali infatti scappa dalla Chiesa. Pregare serve poco se la fede , la ragione, la maturità affettiva ,necessarie per dare all’uomo le ali per conoscere se stesso(Giovanni Paolo II°-Fides et Ratio)  dell’uomo non crescono insieme . La libertà dell’uomo ha bisogno della verità oggettiva. E’ un’idea, questa, non negoziabile  e non “ manipolabile”. L’uomo è “condannato” per vivere a demarcare il vero dal falso.

Il problema della diffusione del consumo della Cannabis e di tutte le droghe, compreso l’alcool, è un’emergenza mondiale epidemica,  per i suoi effetti catastrofici sui minori e la salute pubblica.  Il consumo della droga è un gravissimo problema socio-sanitario, mantenuto da forti interessi e poteri di ogni natura, su cui c’è speculazione, anche politica. La legalizzazione ne aumenterebbe matematicamente la diffusione e il danno sociale , attivando mercati paralleli e l’estensione del consumo ad altre droghe, con beneficio alla criminalità organizzata. E’ la società tossica che vuole colpire i giovani più critici e meno adattabili al consenso.  E’ evidente che la proposta che pur lascerebbe lecita ogni dose minima ad uso personale–una trappola scellerata- con la Cannabis attiverebbe un mercato dello spaccio parallelo, implementando il consumo di altre droghe su cui, come ora, si gettano numerosi extra-comunitari, per lo più impuniti e se condannati, a piede libero, con la grande frustrazione delle Forze dell’Ordine, che hanno perso uomini nella lotta contro la droga.   I 212 parlamentari (PD,5 Stelle-tra cui  un aspirante premier-SEL due di FI ) che hanno firmato la legge e le commissioni che l’hanno portata in parlamento hanno violato la Costituzione (art 31 –Tutela dei minori e 32- Salute pubblica) come è inconfutabilmente dimostrato- a meno che la verità sia ridotta ad arbitrio di parte – raccogliendo la documentazione scientifica e sanitaria adeguata, con grave omissione nei confronti degli Italiani e della Costituzione. E’ possibile che in una Repubblica  possano arrivare alla discussione delle proposte di legge non costituzionali per omissione di analisi che accertino la verità su temi così importanti e delicati ? E’ malafede per ricerca di voti o solo ignorante incapacità ? C’è veramente da domandarsi se la legge sia  a “Usum delphini” dato che vi sono inquietanti e molto probabili indizi empirici che circa il 30% di un campione di parlamentari faccia uso di droga.

 

 

Giuseppe R.Brera

Presidente Società Italiana di Adolescentologia e Medicina dell’Adolescenza.

Direttore, Centro di ricerca in Medicina centrata sulla persona

www.adolescentologia.it e

 

 

©Copyright Giuseppe R.Brera 2016 ( libera pubblicazione se autorizzata)

 

 

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