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Estratto da

Giuseppe R.Brera “Il tempo di Ulisse e di Penelope”-La salute dei giovani italiani”

©Università Ambrosiana. Milano,2004

 

Il consumo di droga dell’adolescente ha una dimensione epidemica con un andamento epidemiologico simile ad una malattia infettiva. Già negli anni settanta  era noto che dove c’era un tossicomane o un consumatore di droga dopo sei mesi ve ne erano 10 per motivi probabilmente di mercato e di induzione criminale.

Prendendo come indicatori gli adolescenti in trattamento nei SERT il fenomeno è in espansione. Gli adolescenti e i giovani sono passati da 123 .828 nel 1995 a 134.547 nel 1999. nel 2002 gli “utenti” erano 123.154. L’aumento più significativo è stato nel consumo di cocaina e metadone. Nel 2002 il consumo dei cannabinoidi è apparso essere in media in Italia  il 9,1% contro il 79,5% dell’eroina. Nel 1998 il 37,7 %  degli utenti era d’età inferiore ai 25 anni. Nel 2002 l’età media tra 25 e 34 anni è del 47%. Mentre l’età media degli utenti dei SERT è di 33 anni. Questi dati rappresentano una sottostima dei consumatori abituali o degli sperimentatori. Si tratta, di una vera e propria epidemia di un comportamento individualmente e socialmente distruttivi. I costi umani e sociali sono ingenti. Nel 2002 solo per i progetti preventivi sono stati stanziati 30.651.716,92 Euro e dal 1997 154.045 430,51 Euro.[1]

Gli unici dati epidemiologici realmente attendibili dovrebbero  comunque pervenire da rilievi biologici. Ricerche sprovvedute, basate su questionari, spesso poco attendibili, fatte da inesperti,  creano allarmismo e rischiano d’incentivare il fenomeno “normalizzando” i ragazzi a delle aspettative di consumo di droga, spesso per dare importanza  mediatica a qualche centro di ricerca altrimenti ignoto. E il caso questo di due pessime ricerche che hanno fatto tanto chiasso nei media prodotte da una psicologia avventizia  e inconsciamente perversa, costruite su questionari alquanto “didattici” (in negativo) che di fatto isolavano, come mosche bianche, coloro che non hanno mai fatto uso di droga, a tal punto da poter creare un‘immagine di alieno nel non-consumatore. In realtà sarebbe opportuna una vigilanza maggiore da parte della scuola e dei genitori che dovrebbero sempre dare o non dare autorizzazione alla partecipazione del figlio a tali ricerche, e degli expertize sui metodi di ricerca.[2]

Una cultura ideologica ben supportata da parti politiche e da opinion leaders politici  e “tecnici”  in posizioni apicali ministeriali, alcuni  religiosi, tanto ignoranti in materia quanto carismatici,  hanno cercato di far passare negli ultimi anni una legalizzazione dei derivati della cannabis [3] e cercano di portare su una asse ideologico ( proibizionismo-antiproibizionismo) l’evidenza scientifica che i derivati dalla cannabis  vanno considerati a tutti gli effetti sostanze stupefacenti che determinano un meccanismo di dipendenza biologica, essendo presenti recettori specifici nel cervello. Il concetto di droga “leggera” è totalmente falso ed il suo uso semantico, diffuso nei media, è pericoloso perché produce tolleranza per il consumo e banalizzazioni pericolose. Tale concetto è appoggiato dagli “strateghi “ della riduzione del danno, apostoli della tolleranza e della legalizzazione del consumo di droga , ,al fine di prevenire delle escalation verso altri tipi di droga o ridurre il consumo di droghe,

I derivati della cannabis che possono avere degli effetti clinici acuti anche  indipendenti dalla quantità, quali crisi psicotiche o attacchi di panico,  possono indurre anche  a distanza di tempo gravi problematiche psicopatologiche. Un importante studio controllato mostra che 1/10 dei consumatori di cannabis a 15 anni svilupparono all’età di 26 delle reazioni schizofreniformi.( circa quattro volte rispetto ai non consumatori).[4],[5] Il rischio relativo si attesta su 1,8 . La relazione tuttavia sembra più, come si pensava un tempo, uno slatentizzare e scompensare situazioni di maggiore vulnerabilità.[6] A livello acuto si riscontrano tuttavia altri fenomeni psicopatologici come lo sviluppo di disturbi da attacchi di panico[7] e gravi sindromi demenziali[8],  fenomeni di aggressività incontrollata, perdita coordinamento psicomotorio con aumento del rischio di incidenti stradali .

Gli effetti di altre droghe come i derivati dall’amfetamina (Ecstasy) hanno effetti permanenti sul cervello, distruggendo i recettori per la serotonina ed incidendo così sul tono dell’umore e sull’apprendimento. Sono stati descritti decessi acuti per cause cardiovascolari e epatiti fulminati e pneumo-mediastini spontanei dopo inalazione. Il rischio di morte varia tra 1 su 2000 ,in giovani che assumono ecstasy per la prima volta,a 1 su 50.000.[9]

La conoscenza degli effetti dannosi sulla salute della droga non incide sul suo consumo, anzi può incentivarlo con effetto paradosso.[10] [11] La diffusa ignoranza di molti dirigenti scolastici ha autorizzato negli ultimi trent’anni campagne educative basate sulla conoscenza degli effetti dannosi. Campagne preventive di questo genere non hanno senso e possono essere sensibilizzanti inducendo la sperimentazione. Psicologi e medici avventizi, senza alcuna preparazione in educazione alla salute, si sono fatti e sono promotori spesso di questi interventi che per lo più avvengono senza alcuna autorizzazione da parte dei genitori.[12]

Il problema del consumo di droga, come è stato sottolineato è legato a dei fattori di rischio che si cumulano e che soprattutto riportano alla famiglia e ai pari. Questi dati evidenziano come sia molto probabile che l’esposizione a media che presentino sia come fiction, sia come realtà, l’uso della droga da parte di giovani e di adulti, produca degli effetti d’identificazione e di tolleranza. Se il ragazzo/a è un leader simpatico e idealizzabile l’effetto è devastante. Il fenomeno sarebbe simile all’effetto Werther nel suicidio. Ogni comportamento negativo degli adolescenti mediatizzato, innesta in personalità particolari dei fenomeni di acquisizione, che fa sentire “importanti e originali” e/o di attirare l’attenzione, punendo gli adulti, in particolar modo dei genitori con cui si hanno dei sospesi per separazioni, divorzi, delusioni, abbandoni etc.

Il puzzle che può spiegare l’aumento  della vulnerabilità e innestare il discorso di una predisposizione neurobiologica acquisita dagli stress d’abbandono, ( esempio distacco dalla madre per inserimento negli asili nido), rilevata dagli studi sugli effetti negativi sulla salute mentale degli adolescenti degli inserimenti negli asili nido,[13] si ritrova nella ricerca di un’ attivazione di circuiti neuronali di gratificazione sostenuta dai recettori oppioidi, che sono “down” a causa degli effetto dello stress d’abbandono. [14] Lo stress da separazione viene  infatti alleviato da una maggiore secrezione di oppioidi interni, per cui una sperimentazione di oppioidi esterni renderebbe più vulnerabili per la dipendenza i giovani[15]  Altre alterazioni endocrine causate dall’abbandono potrebbero unirsi come fattori predisponenti.[16]

  L’assistere a un suicidio in una fiction o nella realtà sui media produce un’epidemia di suicidi ; questo probabilmente vale per ogni condotta “ a rischio di morte” che nelle fiction vede come protagonisti gli adolescenti. “American beauty” e altri film molto visti negli anni 2000-2001,in  cui il consumo di droga era diffuso nei protagonisti, potrebbero avere avuto un impatto micidiale per la diffusione di comportamenti tossicofili, aumentando la tolleranza sociale nel gruppo dei pari.  Il primo provvedimento di una “tolleranza zero” (Du Pont 1986)[17] sarebbe quello di censurare nei film, nelle fiction e nella tv e nei giornali qualsiasi immagine relativa al consumo della droga e da parte dei genitori una forte e severa vigilanza sulle compagnie dei figli e sugli spettacoli, per prevenire processi d’identificazione e di sensibilizzazione. Conduttori televisivi che fanno campagne a favore della tolleranza alla droga andrebbero portati in giudizio e licenziati in tronco.  Il consumo di  droga si lega alla aumento dei comportamenti sessuali precoci,[18] e conseguentemente alle gravidanze precoci e all’aborto. L’aumento e la disinibizione dell’attività sessuale comporta un aumento del rischio di contrarre malattie a trasmissione sessuale e AIDS.  Il maggiore abortismo  nelle ragazze diventa a sua volta  un grave fattore di rischio di consumo di droga perpetuando un circolo vizioso .[19] Quando il soggetto collassa ,la droga può divenire uno strumento suicida. Il 30% delle morti dei tossicomani avviene per overdose o per incidenti stradali, con minaccia per la sicurezza di tutti. Questi sono molto probabilmente suicidi.

La personalità e il comportamento del  tossicodipendente a 11 anni si differenziano da quello dello sperimentatore e del  non consumatore. I consumatori a quella età erano caratterizzati da  problemi che si presentavano già a sette anni in una triade definita come alienazione interpersonale, scarso controllo degli impuls , e un manifesto malessere emotivo. Questi dati confermano le ricerche sull’alto rischio dei soggetti con un “disturbo da iperattività” e sulla precocità dei segni predittivi, che si collegano alle prime relazioni con la madre e il padre. Paradossalmente la ricerca citata presenta gli sperimentatori  come  meglio adattati socialmente.

 I non consumatori invece apparivano relativamente ansiosi, più controllati, e con poche abilità sociali.[20]

Il consumo di droga sembra dunque un segno di una grave difficoltà evolutiva ed educativa mentre paradossalmente la sperimentazione il desiderio di adattarsi ad un conformismo di massa alienato. Questo tipo di inferenze è confermata da quei lavori che mostrano il tossicomane come un soggetto a bassa scolarità, e prevalentemente occupato.[21]

Le posizioni ideologiche sul problema, lasciano il passo a considerazioni scientifiche, e “l’anti-proibizionismo” si situerebbe a vantaggio di un adattamento alienato e non alla crescita di un senso di maturità esistenziale, esattamente l’opposto dell’atteggiamento ideologico nei confronti del problema inneggiante all’arbitrio onnipotente ed infantile, “Le disaccord du jouissance” ( Dubois 1996) cioè la mancanza di conflitti evolutivi interni ed indotti da modelli educativi non permissivi, che perpetua  l’eterna e onnipotente fanciullezza ( merendina, motorino-telefonino e spinellino- “tanto non fa male”- lo dice anche Veronesi”),[22]  è tollerata dai genitori, che in realtà, hanno paura di perdere un legame affettivo  per  paura di rimanere soli di fronte ad un tempo della vita segnato dalla crescita dei figli ( il tempo che passa, i capelli bianchi, il non voler discutere etc) o al contrario che sono permissivi perché non si interessano, perché sono attratti dal successo professionale e dall’edonismo ( l’egocentrismo dei quaranta).

 

Il consumo della droga nei figli si presenta  dunque come un problema in cui i genitori hanno avuto e hanno un ruolo determinante, un problema che rimanda ad altri problemi evolutivi.

 

 

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[1] Notizie sanità 29-Luglio-4 agosto 2003 pg 10

[2] E sorprendente la facilità con cui i responsabili degli uffici scolastici regionali e i dirigenti scolastici autorizzino delle ricerche che coinvolgono la sfera comportamentale dei ragazzi senza richiedere autorizzazione ai genitori e senza chiedere opportuni expertizes scientifici da centri e persone competenti.

[3] La Società Italiana di Adolescentologia e medicina chiese le dimissioni del Ministro della Sanità, Umberto Veronesi,ministro del governo d’Alema, per avere fatto dichiarazioni a favore della legalizzazione dei derivati della Cannabis.

[4] Arseneault L, Cannon M, Poulton R, Murray R, Caspi A, Moffitt TE. Cannabis use in adolescence and risk for adult psychosis: longitudinal prospective study. BMJ. 2002 Nov 23;325(7374):1212-3. No abstract available.

[5] Fergusson DM, Horwood LJ, Swain-Campbell NR. Cannabis dependence and psychotic symptoms in young people.
Psychol Med. 2003 Jan;33(1):15-21.

[6] Verdoux H, Gindre C, Sorbara F, Tournier M, Swendsen JD. Effects of cannabis and psychosis vulnerability in daily life: an experience sampling test study. Psychol Med. 2003 Jan;33(1):23-32.

[7] Brera G.R  Un caso di sviluppo di PAS dopo il fumo di uno spinello. Risoluzione dopo tre anni di psicoterapia .Comunicazione didattica non pubblicata 1995

[8] Brera G.R. Un caso di sviluppo di una grave sindrome demenziale in un giovane consumatore di cannabis da cinque anni .Parziale recupero con una psicoterapia famigliare ed individuale  Comunicazione clinica non pubblicata

[9] Schifano F, Oyefeso A, Webb L, Pollard M, Corkery J, Ghodse AH. Review of deaths related to taking ecstasy, England and Wales, 1997-2000. BMJ. 2003 Jan 11;326(7380):80-

[10] Smart R. ,Fejer D. The effects of high and low fear messages about drugs.  Ped. Clin. Of North America. 1974; 4:225-235

[11] Makkai T., Rhonda M. Mac Allister.I.  Health education campaigns and drug use. The “Drug Offensive” in Australia   1991; VI ; 1 : 65-71

[12] I dirigenti scolastici dovrebbero chiedere a chi si propone o è proposto ad interventi preventivi o clinici per gli adolescenti nella scuola il curriculum di formazione specialistico almeno biennale, specifico in Educazione alla salute, asseverato dalla Società Italiana di Adolescentologia e di Medicina dell’Adolescenza.

[13] Ibidem 6

[14] Panksepp J Feeling the pain of social loss. Science vol 302 : 237-238

[15] Brera Giuseppe R. Ipotesi neurobiologica sulla variabilità del rischio di dipendenza  da droghe relativamente alla qualità delle cure materne. Studio non pubblicato, Milano 2003

[16] . Gerra G, Caccavari R, Delsignore R, Passeri M, Fertonani Affini G, Maestri D, Monica C, Brambilla F Parental divorce and neuroendocrine changes in adolescents  Acta Psychiatr Scand 1993 May 87:350-4

[17]  Molti anni di una politica sociale indirizzata a favorire un processo di “legalizzazione” del consumo di droga è stata sostenuta dai governi dei centro-sinistra e animata dal Livia Turco, Ministro degli affari sociali .Un esempio di questa politica è l’opuscoletto diffuso dal suddetto Ministero degli Affari Sociali : “ Safe Night.  Come fare a non farsi male,in cui si trovavano tali affermazioni: “ Stai all’occhio. Quando cali meglio che ci sia qualcuno di cui ti fidi che ti possa aiutare se la droga ti prende male. E se proprio decidi di calarti….” E per le ragazze : “ Se calo le inibizioni, Se ti capita di fare sesso il preservativo ti può salvare la vita. Portane  sempre qualcuno dietro  anche se all’ orizzonte  non si intravede niente a luci rosse “ ( Strategia di riduzione del danno). Questi sono i valori etici della cosiddetta “democrazia di sinistra”, che vorrebbe chiudere il desiderio di libertà, e di senso, nascosti dalla diffusione dei comportamenti a rischio per la salute, incentivando di fatto i comportamenti stessi, prevaricando i genitori, mostrando la tolleranza sociale, e così riducendo all’adattamento e alla schiavitù gli adolescenti. E un saggio di perversione politica !

Nella mia attività clinica ho osservato un giovane ridotto alla demenza dal consumo di “ spinelli” che invertì la tendenza quando finalmente il padre, che aveva “tollerato” fino a quel momento, durante una seduta familiare drammatica , perse la pazienza e lo “ menò”. Da quel momento il ragazzo cominciò a migliorare.

Il governo Berlusconi, per azione meritoria del vice-presidente del consiglio on. Gianfarnco Fini, si è indirizzato verso la politica della “tolleranza zero”, con una modificazione della legge,.( DPR 300/90), che introduce il reato per il consumo di ogni tipo di droga, La legge va perfezionata tuttavia responsabilizzando ed eventualmente penalizzando i genitori, che hanno il dovere costituzionale di educare i figli, i cui errori, vengono pagati da tutti, anche con la vita. Tale politica, è ben coadiuvata dalla politica di “tolleranza zero” per il consumo di tabacco, noto fattore di rischio per il consumo di droga, promossa dal Ministero della sanità, per opera del Ministro della salute, Prof. Gerolamo Sirchia.

[18] David W. Brook , Judith S Brook, Tine Pahl,,Ivan Montoya. The longitudinal relationship between drug use and risky sexual behaviours among colombian adolescents. Arch peditr. Adolesc.Med  2002, 156: 1101 1107.

[19] Ibidem 31

[20] Shedler J, Block J. Adolescent drug use and psychological health. A longitudinal inquiry. Am Psychol. 1990 May;45(5):612-30.

[21]

[22] La leadership scientifica in un campo specialistico , frequentemente mal si accorda con la leadership scientifica su altri campi.